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Principesse... ma anche no



[Illustrazione di Sofia Bonati] - Piccolo richiamo al meraviglioso universo femminile, che non smetterà mai di affascinarmi e a cui auguro tutto il bene del mondo.





DOC

Distillato cosmico



Acqua. Malgrado le apparenze, si tratta probabilmente della cosa più strana dell'Universo.


Ogni singola molecola d'acqua sulla Terra, e dentro di te o in qualsiasi altro essere vivente, esiste da miliardi di anni. Da quando è arrivata sul pianeta, l'acqua ha attraversato le rocce, l'aria, gli animali, le piante, in un ciclo continuo. Ogni molecola ha sostenuto un incredibile viaggio prima di giungere a te. Ciò significa che l'acqua dentro di te è la stessa che si trovava nei dinosauri, nei batteri, negli oceani, nelle nuvole in tempesta, nei ghiacci polari e in ogni luogo dei tempi remoti.


Tutta l'acqua sulla Terra è aliena. Per quanto familiari nel nostro mondo attuale, gli oceani si sono formati centinaia di milioni di anni fa. Quando il nostro pianeta prese forma, l'acqua vi giunse dallo spazio trasportata dagli asteroidi e dalle comete: oggetti provenienti dai confini del sistema solare, più precisamente residui di immense nuvole di polvere e rocce che non erano riusciti a trasformarsi in pianeti. Questa è l'origine di tutta l'acqua che possiamo vedere sulla Terra.


L'acqua non segue le normali regole della chimica. Tanto per cominciare, non dovrebbe trovarsi sotto forma di liquido sul nostro pianeta. Una molecola d'acqua è composta da due gas estremamente leggeri, idrogeno e ossigeno, e alla temperatura e pressione della superficie della Terra, le leggi della chimica ci dicono che l'acqua dovrebbe presentarsi solo sotto forma di gas. Inoltre, a differenza di ogni altra sostanza chimica, quando l'acqua congela si espande. E di conseguenza il ghiaccio galleggia sull'acqua stessa: ora, tu vedi questa cosa normalmente ogni giorno, ma soffermati un attimo su quanto sia singolare questo fenomeno. Nel corso del tempo, questo particolare comportamento è stato determinante: isolando l'acqua sotto di esso, il ghiaccio galleggiante ha permesso a complesse forme di vita di sopravvivere ed evolvere sul nostro pianeta, proteggendole dalle numerose ere glaciali che si sono susseguite gelandone la superficie.


Ma le stranezze non finiscono qui. Sapevi che l'acqua calda congela più rapidamente di quella fredda? E' proprio così, e nessuno sa perché. Le molecole d'acqua possono inoltre sollevarsi in sfida alla forza di gravità, e questo perché amano attaccarsi l'una all'altra. Sono così esperte in questa tecnica che possono risalire i canali, come ad esempio le piccole vene sanguigne del corpo umano: solo così l'ossigeno e le sostanze nutritive possono raggiungere il nostro cervello. Lo stesso processo, detto "azione capillare", permette alle piante di trasportare l'acqua dalle profondità del terreno per nutrire le foglie e i rami che crescono alla luce del sole.


Il nostro sistema solare galleggia nell'acqua. Per secoli abbiamo pensato di essere i soli, sulla Terra, ad avere così tanta acqua, ma in realtà è la seconda molecola più comune nell'Universo. Ora sappiamo che esiste acqua sulla Luna, su Marte, su Plutone... C'è H²O praticamente in quasi tutti gli oggetti del nostro sistema solare. E dove c'è acqua, potrebbe esserci vita.


Così, ora versati un bel bicchiere d'acqua e dai un'occhiata a questo materiale incolore, senza dettagli e senza sapore. E' davvero notevole... L'acqua infrange così tante leggi della chimica da far tribolare gli scienziati che la studiano, eppure senza il suo comportamento ribelle nessuno di noi, tantomeno il nostro mondo, sarebbe mai esistito.


Se sei qui a guardare questo video (sotto, e a leggere questo post, NdR) è solo perché l'acqua è così strana.



DOC



FOTO: Tratte dal 7° annuale "Ocean Art Underwater Photo Contest" 2018, organizzato da Underwater Photography Guide (selezione DOC tra vincitori e menzioni d'onore). [LINK]
VIDEO: "Why water is one of the weirdest things in the universe" (Perché l'acqua è una delle cose più strane dell'universo) della serie BBC Ideas, animazione di Oliver Smyth, 14 gennaio 2019. [LINK]
TESTI: Riportati dalla narrazione del video (traduzione approssimativa DOC), articolo a cura del giornalista scientifico Alok Jha. [LINK]

Scampoli 2018







Foto DOC



Buon Anno a tutti! 



Illustrazione in apertura: "Let's play?" by Eredel

State buoni, se potete



A Natale, nel mondo, ci sono tradizioni per le quali il carbone della nostra amata Befana è una chicca, al confronto.
Approfittando della breccia dimensionale favorita dall'immaginario natalizio, adorna di angioletti svolazzanti e campanelle, orrende creature d'altri mondi si uniscono alle celebrazioni terrene per dettare legge sulla condotta degli esseri umani. Entità addette al "lavoro sporco", che per contratto non spetta al pacioso Babbo Natale: così, se durante l'anno i bambini hanno fatto i cattivi, può darsi che debbano vedersela con i Krampus.

Krampus coming

Sopra: i Krampus menzionati in un articolo del Semi-weekly Independent (Plymouth), 21 Dicembre 1895.
Sotto: i Krampus raffigurati su biglietti d'auguri natalizi ("krampuskarten") dei primi del '900.

krampuskarten - child

Antica credenza popolare di origine Bavarese, i Krampus sono demoni con fattezze di capra che si affiancano alle cerimonie natalizie in onore di San Nicola di Bari. Al contrario del santo, noto per la sua usanza di portare doni ai bambini (da cui la figura di Santa Claus), i Krampus intervengono per terrorizzare quelli che a loro impietoso giudizio risultano immeritevoli. Il problema è che quando questi spiriti maligni si manifestano, la nefandezza è tale da travolgere chiunque abbia la sfortuna di incrociarli sul cammino: grandi, piccini, buoni e meno buoni.

krampuskarten - adult

Dalle illustrazioni agli inizi del secolo scorso, passando per gli anni '50, quando il governo austriaco avviò una campagna per contrastarne la diffusione, il folklore legato ai Krampus resta ben radicato tuttoggi in molti paesi europei: Austria, Bavaria, Croazia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Ungheria, ma anche qui da noi, con prevalenza in Trentino, Friuli e Sud Tirolo.


In molti casi le parate dei Krampus vengono allestite con una cura davvero ammirevole: dalle maschere realizzate nei minimi dettagli, alle movenze degli attori che li animano, alla scenografia che li accompagna. Ne risulta un effetto globale piuttosto realistico... Personalmente, non so se porterei un bambino piccolo ad assistervi: temo che gli causerebbe un bel po' di notti insonni. Ad ogni modo, giudicate voi.


Qualora doveste essere tentati dal compiere una marachella, ora sapete cosa vi aspetta. Per quanto mi riguarda, esorcizzati i mostriciattoli del periodo, non mi resta che augurare a tutti voi un Buon Natale scevro di qualsivoglia aberrazione.


DOC

Don't Worry, "Bee" Happy




Benvenuti (o ritrovati) in casa DOC, cari turisti del web! Da oggi il vecchio blog "Cervo a Primavera" - ex "Super DOC" - ex "My name is DOC" - ex "Doctor Peter & Mister Hook" si è trasferito qui, sotto una rinnovata veste grafica e un nome nuovo di zecca, o meglio d'ape: "Beejay DOC".

Potrei raccontarvi le origini di questo strano nome. Potrei dirvi, ad esempio, che segue il ragionamento per cui: il Deejay o Disc-Jockey seleziona e miscela i "dischi musicali" (nell'era digitale le tracce audio); il Veejay o Video-Jockey si occupa di mixare i video; di conseguenza, il Beejay o Blog-Jockey (neologismi DOC) proporrà contenuti sotto forma di blog. A dire il vero, per correttezza e coerenza, avrei dovuto adottare il termine più specifico "Post-Jockey"... Il problema è che la sua contrazione corrisponderebbe a "Peejay", in inglese "Pee" significa pipì, e la diuretica non è tra i miei interessi principali se non prettamente fisiologici. A proposito, l'insetto nel logo è giustificato dal fatto che "Bee" in inglese significa per l'appunto "ape". Ma temo che queste cose non interessino a nessuno, sicché sopravvoliamo.

Potrei esortarvi a iscrivervi subito alle notifiche via e-mail per restare aggiornati sui post che seguiranno: basta cliccare su "Follow" qui in alto. Ma non vorrei risultare pedante (fatelo 😊), per cui passiamo oltre.

Potrei allora invitarvi ad esplorare i post meno recenti, magari servendovi delle funzionalità di ricerca contenute nell'apposito tasto "Explore", anch'esso presente nel menu principale, o a stimolare l'intelletto attraverso le citazioni raggiungibili dal tasto "Quotes"... Ma non è mia abitudine condizionare troppo la navigazione degli utenti... 

E quindi, niente di tutto ciò. Per festeggiare con voi l'inaugurazione di questo semi-nuovo spazio web, preferisco condividere una filosofia più spensierata, quasi scriteriata, del tipo "libera la mente e sii felice", o "lascia che sia", "Let It Be"... Ancora meglio: "Don't Worry, Be (anzi Bee) Happy"!
Il "guru" che coniò questo mantra liberatorio sulle note di un altrettanto felice motivetto è il cantante jazz Bobby McFerrin: nel video ufficiale del brano (1988) è accompagnato dall'attore comico Bill Irwin e dal più noto - indimenticato - Robin Williams.


Per conferire maggiore solennità all'evento, permettetemi di rincarare la dose con una seconda esibizione del Bobby, questa volta però improvvisata dal vivo. E poi ditemi se quest'uomo non è un metronomo vivente...


E con questo, per ora è tutto.


DOC

Unità cosmica in salsa classica


«La musica divina si prolunga incessantemente dentro di noi, ma i sensi rumorosi sommergono questa musica delicata, che è diversa e infinitamente superiore a qualsiasi cosa possiamo percepire o ascoltare con i nostri sensi».     Mahatma Gandhi

Foto: una scena da "Gandhi - The Musical"

UNO X TRE: SINERGIA
[Le sorelle Chiu: Ai-Yingu, Ai-Szu e Ting-Hsun | 𝄞 Mozart]


UNO X DUE: RE(L)AZIONE
[video markhacks]


UNO X UNA: PIANOFORZA
[Yuja Wang | 𝄞 Horowitz]


UNO X ZERO: ARMONIA
[video Andy Fillebrown | 𝄞 Liszt]



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Voglio sapere tutto


Voglio sapere la mia distanza dalle stelle, ma non posso permettermi - carissima Anima Fragile di De Andrè - di assumere un cannibale al giorno affinché me la insegni.

Voglio sapere perché, indipendentemente dalla loro grandezza, le galassie ruotano tutte alla stessa velocità, ovvero al ritmo di un misterioso orologio cosmico.
(La scoperta è di poche settimane fa, QUI il documento integrale dello studio, in lingua inglese, ad opera dell'ICRAR, International Centre for Radio Astronomy Research).

Voglio sapere i prossimi numeri che appariranno sul tabellone del lotto. Anche solo una ruota, così, giusto per curiosità.

Voglio sapere perché molti temono il peso degli anni: in fondo basta abbassare il livello di difficoltà nei videogiochi...

Voglio sapere quando smetterò di pormi domande. Ovvero, il giorno e l'ora esatta in cui morirò. Non voglio farmi cogliere impreparato, magari spettinato. Devo recuperare tutti i baci e gli abbracci non dati, insieme a quelli non ricevuti. E poi dire a certe persone ciò che penso di loro. E voglio sapere anche cosa accadrà dopo, per capire se è il caso di affittare un abito elegante, oppure non vestire affatto: chiudere il cerchio, congedarmi allo stesso modo di quando son nato, nudo come mamma mi ha fatto.

Voglio sapere, e non "vorrei". In molti casi ritengo che mi spetti di diritto. E non m'importa se con orgoglio e rigoglio il germoglio dell'erbavoglio cresce solo nel giardino del re: che senso ha festeggiare la ricorrenza del 2 giugno, se poi non legalizzano l'erba?

Voglio sapere, a proposito, perché i giornalisti abusano del condizionale. Ad esempio: «Il cervo sarebbe stato trovato moribondo nel bosco nei pressi di Mesocco, con l'uomo che gli avrebbe dato da mangiare per alcuni giorni. Quando sembrava che si stesse riprendendo, la tragica scoperta: sarebbe infatti stato soppresso dai guardiacaccia, per la delusione di tanti abitanti della zona che già speravano in un lieto fine» (da QUI). Allora: se sai per certo ciò che è accaduto ce lo racconti usando il passato, altrimenti taci: ciò che non si sa per certo non è una notizia, ma solo fuffa mediatica. Sono sicuro che se venisse bandito l'uso del condizionale l'80% delle notizie svanirebbe magicamente, a vantaggio di una sana informazione e di una sensibile riduzione di quel nocivo senso d'incertezza che caratterizza la nostra epoca.

Voglio sapere se "account" significa "caccia" (H + unt = 'Hunt', in inglese 'Caccia', per l'appunto). Ne ho aperti a decine, ma io aborro la caccia: se così fosse, mi toccherà chiuderli e implorare il perdono del regno animale.

Voglio sapere chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha dato, ha dato, scurdámmoce 'o ppassato, simmo 'e Napule paisá!

Voglio sapere perché i classici tovagliolini da bar debbano essere così scivolosi: lo zucchero a velo del cornetto, anziché aderirvi, impiastriccia il grugno per poi nevicare sui monti pettorali e/o sopra la pancia (la capra campa).

Voglio sapere perché, quando esco senza aver consultato il meteo, immancabilmente piove. Fantozzi non c'è più, altrimenti l'avrei chiesto a lui.

Voglio «sapere chi ha detto che non vivo più senza te... Matto, quello è proprio matto perché forse non sa che posso averne una per il giorno, una per la sera, però quel matto mi conosce perché ha detto una cosa vera». ("Dieci ragazze per me", Battisti/Mogol, 1969).

Voglio sapere come fanno i moscerini a intrufolarsi senza invito nel mio frigorifero. L'ho già detto e lo ribadisco: io gli insetti non li mangio.

Voglio sapere se esiste un pianeta i cui abitanti non sono maniaci del calcio e/o del football. Mi ci fionderei, sono certo che riuscirei finalmente a socializzare con i maschietti coetanei, persino da alieno ai loro occhi, molto più che con i terrestri.

Voglio sapere tanto altro, più di chiunque altro, ciò che non sa nessun altro. Sono disposto a scendere a patti. O a salire, se sarà necessario.
Ad esempio, prometto la massima condivisione: metterei in rete un Super-Google, riversandovi tutte le risposte. Perché tutti, l'umanità intera vuole e vorrà sapere. O meglio, tutti noi dobbiamo sapere. Da subito. Tutti promossi a tutte le classi di tutte le scuole, meritevolmente parlando.
Tacciatemi pure di eresia, ma non possiamo permettere che l'Intelligenza Artificiale, un giorno (già oggi), possa saperne più di noi. Bisogna che questo miracolo accada, perché quel poco che sappiamo basta solo per capire che all'imminente sottomissione non abbiamo alternative. E quindi, pregate con me: «Voglio sapere!»


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In apertura: un pensatoro, ovvero "El Toro Pensador" ("Il Toro Pensatore", Las Rambla, Barcellona, Spagna), opera di Josep Granyer che fa il verso alla più celebre scultura "Le Penseur" ("Il Pensatore", qui sopra) di Auguste Rodin.

Le soluzioni di Joseph Herscher







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A-ha!


Trovo che la combinazione suono/immagine (in questo caso musica/video) sia una tra le cose più gradevoli che possiamo regalare e regalarci. Senza scomodare progetti stratosferici (uno per tutti il film "The Wall" del 1982, diretto da Alan Parker e squisitamente interpretato da Bob Geldof, in cui le scene completano ed esaltano i contenuti del doppio album musicale realizzato dai Pink Floyd tre anni prima, di per sè un capolavoro), ci sono tantissime buone produzioni minori che nel tempo hanno lasciato il segno. Pescando quasi a caso nella mia scatola dei ricordi, ad esempio, è venuto fuori il simpatico video che mi appresto a condividere.


Ho recuperato dal web queste riviste del 1985: loro sono gli A-ha, band norvegese che in quell'anno esordì con il singolo "Take on Me", brano synth-pop destinato a restare un piacevole - se non nostalgico - evergreen nei decenni seguenti. Ad accompagnare la canzone un innovativo videoclip (lo ricordo trasmesso per settimane a rotazione su MTV), vincitore nell'anno seguente di ben 6 premi e 2 nomination all'MTV Video Music Awards.
Il video fu realizzato in gran parte con la tecnica del rotoscopio, in cui i singoli fotogrammi venivano completati col disegno a mano libera, creando così una realistica interazione tra figure umane e animazione. Oggi gli stessi effetti si ottengono con pochi click del mouse, ma all'epoca la realizzazione richiese quattro mesi di lavoro per ritoccare manualmente - uno per uno - circa 3.000 fotogrammi. Il risultato? Citando la trama stessa del video, potrei dire che è quantomeno "trascinante".


Come sempre accade per le canzoni di successo, anche Take on Me è stata oggetto di diverse rivisitazioni da parte di artisti più o meno noti, sia relativamente all'esecuzione del brano musicale, sia nell'accostamento di nuovi videoclip. Ho intercettato ad esempio la recente cover che segue, eseguita da Alexandr Misko, giovane compositore e arrangiatore russo: qui la melodia è ottenuta a due mani con una singola chitarra acustica, abilmente sfruttata anche per le percussioni, mentre le immagini si lasciano apprezzare per l'insolita tecnica e il talento del musicista.


Nella versione strumentale appena presentata mancava la voce... bisogna che rimedi: eccovela nel ruolo di protagonista (è il caso di dirlo) di un breve spot pubblicitario del 2008 per un videogioco della Microsoft:



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Pasqua: uova dipinte o dipinti all'uovo?


"Ria and the animals" di Miranda Grey, tempera all'uovo.

La tempera all'uovo era una tecnica onnipresente durante il primo Rinascimento italiano, quando era considerata lo standard per i dipinti portatili da cavalletto. Botticelli, Raffaello e Andrew Wyeth sono tutti dipinti con tempera all'uovo. Oggi la tecnica ad asciugatura rapida, che impiega una miscela 50/50 di tuorlo d'uovo e pigmento colorato, è ancora utilizzata da un "coraggioso" gruppetto di professionisti contemporanei, a cui non importa il cattivo odore delle uova in studio.
«Le uova migliori per la tempera all'uovo sono fresche e sane», dice Miranda Gray, pittrice del New Mexico. «Le uova che vorresti maggiormente mangiare sono le uova che funzionano meglio per questa tecnica». Qui sotto il suo "Yoda in Spring" (Yoda in Primavera).


E Robin-Lee Hall, artista di Londra, concorda: lei compra le stesse uova per il suo studio e il suo frigorifero. Qui sotto la sua "Freddie".


Mary Frances Dondelinger è nota per usare centinaia di uova al mese. Rigorosamente freschissime: più le uova sono fresche - afferma - e più sono adatte per dipingere. Qui sotto il suo "Spreading Seeds" (Spargendo Semi).


Vale la pena sborsare qualche soldo in più per uova con tuorli dal colore più intenso. Le galline pastorizzate e le uova biologiche hanno tuorli che sono quasi rossi. Nella tempera all'uovo, i tuorli sono la colla che tiene insieme le particelle di pigmento, e a colore più caldo corrisponde maggiore efficacia. Ne è convinta Rosemary Antel, pittrice di Seattle. Qui sotto il suo "Southeast Alaska".


Mona Diane Conner, artista di Brooklyn, precisa che non ci sono differenze significative riguardo alla provenienza delle uova: si possono acquistare al mercato libero o nei negozi, purché siano fresche. Qui sotto il suo "Nelson Mandela".


Anche Ella Frazer, pittrice scozzese trapiantata in Florida, conferma che non ci sono differenze - per l'impiego nella tempera all'uovo - tra uova di galline cresciute in gabbia e "cage-free eggs", ovvero da galline allevate in libertà. Qui sotto il suo "Gordon".



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