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Regali di Natale: due libri e una libera terra


Cosimo Scordato
LIBERTA' DI PAROLA

a cura di
Maria D'Asaro
Ornella Giambalvo

Cittadella Editrice - € 19,00

Il ricavato della vendita del libro sarà destinato alle iniziative del Centro Sociale "San Francesco Saverio" di Palermo.

QUI UNA BREVE RECENSIONE a cura di Augusto Cavadi. 

QUI UNA LIBRERIA ONLINE con la confezione regalo disponibile. 
Associazione Bondeko
IL MONDO IN FIABA

Raccolta di fiabe inedite
appartenenti alla tradizione narrativa
dei diversi paesi del mondo

Associazione Bondeko - € 10,00

I proventi dell'antologia saranno devoluti al progetto "Adottiamo una scuola" Sud-Sudan.

QUI UNA BREVE RECENSIONE a cura di Vele Ivy. 

QUI IL SITO WEB da consultare per l'acquisto.



LIBERA TERRA


«Per i tuoi regali di Natale, Libera, Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie, propone le confezioni Libera Terra dall'alto valore etico e sociale, contenenti delizie alimentari e vini di assoluta qualità ottenuti da terreni strappati alle mafie e recuperati attraverso un lungo e paziente lavoro di coltivazione biologica».

La proposta è di "Consorzio Libera Terra Mediterraneo", cooperativa sociale ONLUS.

QUI IL SITO UFFICIALE, con un nutrito catalogo di prodotti acquistabili online, davvero appetitosi per l'ottimo rapporto qualità/prezzo.

DOC

Quel flash su Yggdrasil



Un lieve chiarore appena abbozzato annunciava l'alba di un frizzante sabato marzolino, mentre un filo di fumo che s'innalzava oltre le cime di un folto bosco di abeti lo tagliava a metà, mescolandosi ai pastelli di un cielo terso e meraviglioso. Se non fosse stato per il camino, nessuno avrebbe mai immaginato che quella macchia di conifere potesse nascondere un piccolo chalet, sfuggito alle mode del turismo di massa.
Il suo proprietario, da quella landa sperduta del Canton Vallese, era andato a cercare fortuna negli States. E l'aveva trovata. Non aveva voluto venderlo però, lo chalet ereditato dal padre. Lo aveva affittato a buon prezzo a Paul, fidato compagno di scuola. E per Paul lo chalet in mezzo al bosco era il rifugio segreto, la coperta di Linus che lo avvolgeva, nei giorni in cui la sua professione di fotoreporter gli lasciava libere la mano destra, le gambe e la testa.
I primi raggi di sole, dalla finestra minuta della mansarda, lo destarono con un delicato buongiorno. Dopo la colazione - cappuccino fumante e pane imburrato con la conserva di lamponi che aveva il sapore della sua infanzia - Paul scese nello studio al pianterreno, ravvivò il fuoco con nuova legna, quindi sedette sulla poltrona azzurra posizionata accanto al camino.
Cominciò a scorrere con lo sguardo i titoli dei vecchi volumi contenuti nella libreria sulla parete di fronte, che un tempo appartenevano al padre del suo affittuario. Tra "Strategie per uno stambecco" e "Ungulati e ululati" (che il vecchio padrone di casa fosse un bracconiere lo si intuiva già da una rapida occhiata alle pareti, pesantemente adornate dai trofei conquistati), un libro con la costola in pelle nera e la stampa a caldo dorata stimolò, all’improvviso, la sua curiosità. Che strano... non ricordava di averlo mai notato, prima di allora. I caratteri, in stile gotico, formavano la parola "YGGDRASIL".
- Che accidenti vorrà dire, questa parola? - Ma il suo zigzag mentale fu bruscamente interrotto dallo squillo del cellulare, il filo rosso tra il rifugio e l'al-di-là. A chiamarlo, Melissa, la segretaria dell'agenzia per cui lavorava: - Il capo ti vuole. C'è un servizio da coprire, in Norvegia. Martedì dovresti già essere lì. Ti prenoto il biglietto sul volo di lunedì?
- La Norvegia... Yggdrasil... forse sto ancora sognando - meditava tra sè e sè Paul, mentre rispondeva con un sì distratto a Melissa e accarezzava la copertina del libro.
Da quel momento fino al suo arrivo a destinazione, la bizzarra coincidenza in cui si era imbattuto continuò a ronzare nella sua mente. Sì, perchè quel tomo antico, quasi depositario di una scrittura misteriosa e segreta, pare provenisse proprio dalla zona in cui era appena atterrato. Tra le strane illustrazioni del libro, che proponevano un mondo alternativo e leggendario, ricorreva la rappresentazione di un rigoglioso, imponente albero. Paul aveva fatto alcune ricerche in Internet, nella preziosa Wikipedia, e aveva scoperto che Yggdrasil era proprio il nome di un albero della mitologia diffusa nelle regioni nordiche.
Ad alimentare le sue perplessità, la deludente risposta che aveva ricevuto dal caporedattore il giorno prima. Quando dalla baita lo aveva contattato per conoscere i dettagli del suo nuovo incarico, ogni possibilità di trovare un nesso logico tra i due eventi fu spazzata via da un breve giro di parole: «Per i dettagli ci sarà tempo, piuttosto spero che sarai nella tua forma migliore...»
Ora si trovava nella jeep che gli era stata messa a disposizione, e anche James, l'autista, non si sbottonò più di tanto. Mentre si immetteva in un impervio sentiero di montagna, James si limitò a comunicargli che, per assoluta riservatezza, neanche a lui era stata resa nota la località che avrebbero raggiunto: le coordinate erano state programmate sul ricevitore satellitare dell'auto, e lui non doveva fare altro che seguirne le indicazioni.
Intanto Paul aveva già esaurito la prima schedina di memoria della sua fotocamera: le immagini offerte dal panorama erano di una bellezza rara e disarmante, quasi ultraterrena, e lui non poteva certo lasciarsele sfuggire. Ma non fece in tempo ad inserire la nuova memory card che improvvisamente la jeep fece una brusca frenata. - Che splendida nidiata di lemming! - esclamò James, affascinato e stupito, e aggiunse: - Che io sappia dovrebbero vivere più a nord, queste bestiole.
Ricaricata la fotocamera, Paul si mise subito all'opera per immortalare quei buffi esemplari dal tenero musetto. Intanto pensava che gli sarebbe piaciuto incontrare anche un piccolo cerbiatto, una sorta di Bambi, accudito però da una madre che non fosse stata uccisa dai cacciatori. Quel cartone da bambino lo aveva fatto piangere, e gli era rimasto impresso nella memoria, perchè anche sua madre se ne era andata quando lui era ancora un cucciolo di uomo: portata via dal cacciatore cattivo che i grandi chiamavano malattia. Un evento che aveva reso suo padre estremamente premuroso e accogliente nei suoi confronti, e in più lo aveva indotto ad appendere il fucile al chiodo una volta per sempre.
Da ragazzo, dopo il liceo, Paul aveva cominciato a fotografare di tutto, quasi a voler fissare la vita, che sentiva inesorabilmente scivolare tra le sue dita. Una vera e propria mania, che lo aveva portato ad eccellere al punto di entrare a far parte della redazione di uno dei settimanali europei più rinomati. Un po’ dipendente, e molto free-lance. Che era poi come Paul avrebbe voluto viverla, quella sua vita.
A distoglierlo dal girovogare intimo dei suoi pensieri, una nuova telefonata di Melissa, che finalmente gli comunicò la meta definitiva: Hamar, a nord-est di Oslo. Una volta giunto a destinazione, avrebbe dovuto incontrare un tale di nome Markus. Era stato proprio quell'uomo, pochi giorni addietro, a contattare la redazione promettendo «uno scoop senza precedenti».
Mezzogiorno di un mercoledì dal cielo plumbeo, omogeneo, solo a tratti interrotto da coraggiosi fasci di morbida luce solare. Un viaggio lungo ed estenuante, con la sola pausa notturna di un breve riposo, aveva condotto Paul in un vecchia pensione di Hamar.
Seduto a un tavolino, sorseggiando lentamente una birra, ascoltava ora le rivelazioni di Markus, quasi due metri di pelle chiara e occhi cerulei, con un naso così pronunciato che pareva chiedere scusa per la sua presenza... L'uomo asserì di aver scoperto il luogo ove sorgeva un maestoso albero che sembrava proprio quello di cui narrava la leggenda: a suo dire, Yggdrasil esisteva davvero, e si trovava poco fuori da quella cittadina, in un terreno in cui, a causa delle falde acquifere che ne compromettevano la stabilità, nessun essere umano aveva messo piede da chissà quanto tempo. E non era da escludere che fosse rimasto da sempre quasi del tutto inesplorato.
James tornò alla guida del fuoristrada. Adesso, Paul e Markus, seduti sui sedili posteriori, si scambiavano informazioni e impressioni riguardo allo scopo di quella spedizione. Oltre la periferia cittadina, la strada costeggiava una zona caratterizzata da vetusti capannoni industriali da un lato, ed enormi cataste di maleodoranti rifiuti, per quella che aveva tutto l'aspetto di una discarica, dall'altro. Nuove immagini per la fotocamera di Paul, anche se di carattere decisamente meno gradevole di quelle impresse fino a poche ore prima. Abbandonarono poi la strada principale per una deviazione che a breve li avrebbe portati... sull'orlo di un precipizio. La strada non era mai stata completata, così, su esortazione di Markus, scesero dall'automezzo e si avvicinarono a piedi al ciglio di quell'altopiano. La distesa di una vaporosa laguna, selvaggia ed inquietante, si srotolava davanti a loro, suscitando un profondo, imbarazzato disagio. James porse il binocolo a Markus, e questi a Paul, sollevando il braccio verso ovest e puntando con l'indice la direzione precisa che avrebbe dovuto scrutare. Nonostante la scarsa visibilità gli impedisse una visione accurata, Paul riuscì a mettere a fuoco qualcosa che si distingueva dal resto della vegetazione per la sua formidabile altezza, ma ancor più per la sagoma spaventosamente innaturale: i rami erano fittamente intrecciati, quasi in un amplesso doloroso e costretto, ed erano smisuratamente robusti, molto più grandi del tronco, già di per sè esagerato.
Quel possente vegetale meritava di essere avvicinato e di essere consolato per la sua evidente diversità, ma nessuno dei tre aveva il coraggio di avventurarsi in un ambiente tanto ostile.
La strana creatura andava però osservata da vicino. E fotografata. Bisognava inoltre trovare una spiegazione per quelle fronde, incredibilmente enormi e aggrovigliate. Paul pensò bene che l'unico modo di avvicinarsi all'Yggradsil era dall’alto: decise quindi di chiedere un intervento di supporto al suo capo, non poteva certo rischiare che qualcuno gli sottraesse l'esclusiva.
Tornarono alla jeep, e mentre Paul telefonava, gli altri due sigillarono l'abitacolo per via di un pungente odoraccio che ricordava il petrolio.
Tre ore dopo, uno stormo di cormorani dal piumaggio eccessivamente nerastro, si alzò in volo, disturbato dall'avvicinamento di un elicottero. - Arrivano i nostri! - esordì Markus, svegliando gli altri due, che si erano concessi una pennichella. James rimase nella jeep, mentre Paul e Markus, a bordo del nuovo mezzo, ebbero modo di sorvolare l'alta cima del misterioso arbusto. Rick, un giovane ricercatore che si era unito al gruppo, si occupò di calare delle sonde per prelevare alcuni campioni da poter analizzare.
La fotocamera di Paul era rovente...  Adesso aveva il coraggio di confessarlo a se stesso: era stufo di fotografare sfilate di moda e l’amore segreto tra un calciatore e la cantante irlandese. Finalmente sentiva che quegli scatti avevano un senso, oltre che per se stesso, anche per un’altra abbondante fetta di mondo. Sentive scorrere l’adrenalina nelle sue vene, un po’ come quando, da bambino, giocava col fuoco di nascosto dalla madre o mischiava insieme tutte le polverine che trovava in cucina, paventando anche una qualche esplosione...
Il mercoledì successivo, tra il disordine ordinato di una scrivania d'ufficio, nell'angolo in basso a destra del display di un notebook lampeggiava un'icona busta-da-lettera.
Paul, di ritorno dalla pausa caffè, vi cliccò sopra, meccanicamente. Mary, collega dell'ufficio smistamenti, gli aveva inoltrato i risultati che attendeva. Man mano che li scorreva con la rotellina del mouse, i tasselli fuoriposto riguardo al caso Yggdrasil trovavano una precisa collocazione, completando un quadro tanto inaspettato quanto coerente... Nell'edizione del venerdì successivo, la copertina del giornale mostrava una foto ravvicinata del presunto albero sacro, titolandola: «Hamar, la ragione smarrita». All'interno un curato dossier, corredato dagli scatti di Paul più eloquenti di qualsiasi discorso, svelava lo scandalo di un inquinamento che aveva oltrepassato ogni limite: l'intera laguna era interessata da un disastro ambientale di vaste proporzioni. L’aberrazione del gigante verde ne era una diretta conseguenza. Flora e fauna di quella zona, negli ultimi decenni, avevano subìto significative mutazioni, a causa dei prodotti chimici riversati nella valle dalle condutture del complesso industriale "Hydrasil", multinazionale leader nella produzione di protesi al silicone.
Nelle settimane seguenti, Paul seguì con estremo interesse gli sviluppi dell'inchiesta, finchè, raggiante di soddisfazione, accolse la notizia che i responsabili di quello scempio erano stati condannati senza attenuanti. Per rimediare ai danni, la Corte di Giustizia aveva disposto che i titolari dell'Hydrasil potevano espiare l'insostenibile multa e la pesante penale emesse a loro carico, attraverso la messa in regola degli stabilimenti e la bonifica dell'intero territorio. Sei anni dopo, la laguna di Hamar, divenuta area protetta, ospitava frotte di turisti in un meraviglioso parco naturale, la cui principale attrazione era l'albero più grande del mondo: un esemplare che finalmente poteva godere di cure costanti e premurose, a cui rispondeva con spettacolari fioriture di ringraziamento.
Il sabato successivo alla pubblicazione del dossier, Paul è nuovamente seduto sulla sua poltrona azzurra, accanto al caminetto, nel rifugio nascosto tra gli abeti. La sera prima il capo gli aveva comunicato un rinnovo del contratto associato ad una promozione. E c’era stata una telefonata speciale, tra lui e Mary... Chissà, forse per lei avrebbe smesso la sua veste consueta di lupo solitario.
Ora, persino la sua antica solitudine gli pareva più dolce - Mami, vedi che ce l’ho fatta? Spero che da qualche landa sperduta dell’universo tu possa guardarmi, e sorridere fiera di me.
Distrattamente, riprese in mano "YGGDRASIL"... Ma che strana, quell’ultima figura: ritraeva un individuo dal naso importante al cospetto di un grosso albero sorridente. Con due rami più robusti, Yggdrasil sembrava proprio abbracciare un uomo dai lunghi capelli. Un uomo del tutto simile a lui.

DOC & Maria D'Asaro

My name is DOC

Charmless Man + Sara Hermit  /  Vele Ivy  /  Maria (Maruzza)

E' inutile... Inutile, quando ti affibbiano un appellativo, peraltro così gradevole, non te lo scrolli più di dosso. Che nostalgia, quel 20 Luglio 2010, quando per la prima volta l'amico charmless* mi chiamò così, in uno dei suoi simpaticissimi commenti.
Quel giorno ebbi anche il grande piacere di fare conoscenza virtuale con Vele**, la mia lettrice più assidua in assoluto, insieme alla mitica Maria***, conosciuta solo due giorni prima, quando si affacciò per commentare un timido "Io, novello blogger". E' inutile, non posso più togliermi quel vestito, mi sta troppo bene, ci stavo troppo bene nel ruolo di blogger... In un certo senso era come avere un altro pianeta su cui vivere, col valore aggiunto di poter dare e ricevere (ovvero condividere) un'infinità di emozioni...
Osservare questo mondo dalla finestra senza potervi prendere parte mi fa sentire come se avessi la febbre. La mia decisione di chiudere è stata forzata, determinata da vari fattori, da priorità che dovrei rispettare...
Ma è inutile, ormai sono DOC, il mio nome è DOC, my name is DOC... Hey, suona bene... "My name is DOC"... Tra l'altro mi ricorda qualcosa... Ma sì, che sciocco! E' il nome che ho dato al mio nuovo blog, te ne volevo appunto parlare. "My name is DOC" inaugura proprio oggi, martedì 15 Novembre 2011... Per l'occasione ho anche riattivato i commenti in questo blog, che MAI chiuderà del tutto, anche se questo sarà il suo ultimissimo post.

"My name is DOC"... Che ne dici, ci vediamo lì?

mynameisdoc.blogspot.com

By Dr. Peter and Mr. Hook

(*) Come vedi, caro Captain, neanch'io ho potuto fare a meno di rimettermi "in onda". Bentornato, il tuo rientro è stato un motivo in più per il mio. Verrò presto a visitarti. Saluti anche a Sara.
(**) Ti ho annoverato nei "Comm(ov)enti", cara Vele. Sei l'ultima in ordine di inserimento, ma la prima che appare quando vi si accede: un posto d'onore che difficilmente ti sarà tolto, visto il destino di questo blog. E a me va benissimo così: se Doc circola ancora attivamente in rete, è in gran parte merito tuo. Grazie.
(***) My name is Doc, now, but... se vorrai continuare a chiamarmi "Peter", ne sarò comunque onorato. A presto, Maria.

Omaggio alla Principessa dei Mari



150 parole: la nera col sacco nero

Sabato pomeriggio. In pieno centro cittadino, viavai di persone più o meno indaffarate. Dal variopinto ondeggiare di figure umane fa capolino un grosso (!) sacco di plastica nera che si muove al di sopra delle teste. Una donna di chiare (o meglio, scure) origini africane avanza disinvolta reggendo sul capo questo enorme bagaglio. Usanza diffusa tra la sua gente, pressochè inesistente da noi. Tra gli sguardi sorpresi delle persone che incrocia, mantenendo un portamento che farebbe invidia a una miss, il mio. Più che sorpreso, ammirato. In particolare, mi chiedo chi sia "fuori posto" in quella scena: lei, che con un formidabile senso dell'equilibrio trasporta un carico così importante, senza accenno di fatica e con un espediente che tra l'altro le consente di avere le mani libere... o noialtri, incapaci di simili prodezze? Ampliando il concetto, esiste ancora qualcuno che pensa che i neri appartengano a una razza inferiore?

DOC


Il penoso tentativo di replicare qui l'impareggiabile sezione "Palermo in 150 parole", godibile nel blog "Mari da solcare" dell'amica Maria D'Asaro non vuole essere certo una parodia, nè tantomeno un furto di stile, ma solo un umile e rispettoso omaggio alla sua persona, prima che all'interessantissimo blog da lei curato. La doverosa nota non è peraltro diretta all'autrice: sono sicuro che Maria avrebbe comunque colto in pieno lo spirito con cui mi sono permesso di generare questa brutta copia; per contro, non avrei mai potuto esimermi da darne conto ad eventuali altri lettori. A questi consiglio le "150 parole" originali: accorate riflessioni che, seppure di carattere squisitamente regionale, affrontano temi di interesse universale. Grazie per l'attenzione.

DOC

Blogger uniti per l'Unità d'Italia



Celebrerò il 150° Anniversario dell'Unità d'Italia attraverso la voce di alcuni blog che seguo, che stimo, e che sono sicuro non si offenderanno se ho tratto dai relativi post le immagini per il collage qui sopra, contenente il link al sito ufficiale per le celebrazioni. Per me è stato davvero bello e significativo vedere come ognuno ha espresso il proprio pensiero, ed il mio contributo sarà il tentativo di trasmetterti le stesse emozioni. Gli articoli che ti propongo sono in ordine cronologico di pubblicazione, per visitarli clicca sul titolo del post. Grazie agli amici.



L'albero dei sassi

Doctor Peter racconta / 7° episodio: Funghi blu sotto un cielo rosa

Gli episodi di questa serie sono autoconclusivi: possono essere letti anche singolarmente, essendo collegati tra loro solo da piccoli spunti o da personaggi già presentati. L'elenco completo delle pubblicazioni si trova in fondo.

Funghi blu

- Ma allora Silvio era stato miracolato dai tre gattini? - chiese Francesca.
- Proprio così - le rispose Peter - ma era stata la gatta che lui aveva salvato a guidare il loro intervento, attraverso il potere che aveva assorbito dal fulmine.
- Ah. Che bella storia: se ho ben capito la morale è che a far del bene si ottiene sempre del bene - aggiunse la ragazzina.
- Sì... Ma ora si è fatto tardi. Devo andare, è quasi ora di cena - disse Peter.
- Va bene - gli rispose Francesca - ci vediamo domani. Toccherà a me inventare una storia... Speriamo che mi venga in mente qualcosa.
- Dormici su - ribattè lui salutandola - vedrai che la notte ti porterà consiglio.
- Stanne certo - gli rispose Francesca avviandosi verso casa.
Lei e Peter erano buoni amici, e quando al pomeriggio si incontravano, gli piaceva giocare a scambiarsi piccoli racconti di fantasia. Lui, essendo più grande, era favorito in questo compito da un bagaglio di esperienze di gran lunga superiore, e vi attingeva arricchendo gli spunti con buone dosi di immaginazione. Ma lei si era sempre mostrata un'ottima sfidante, e in più aveva un asso nella manica che non avrebbe mai rivelato.
Quella sera, subito dopo cena, Francesca andò nella sua stanza, dicendo ai genitori che era stanca e voleva stendersi a leggere un po'. Una volta sul letto spense la luce, accese una candela bianca al profumo di rose e aprì un antico librone in cerca di ispirazione per la storia dell'indomani. In realtà, come lei ben sapeva, le parole di quel libro avevano la virtù di generare un incantesimo che l'avrebbe trasportata in una magica dimensione extratemporale.
Ad attenderla in quel luogo fuori dal tempo c'era Benedetta, amica e confidente: anche lei possedeva un libro simile, così si ritrovavano spesso a condividere le bizzarre avventure dello strano mondo fatato in cui approdavano.
- Benedetta, devi aiutarmi. - le disse l'amica concitata, e continuò: - Devo assolutamente inventarmi una storia originale per domani. Peter ne ha raccontata una molto bella, ma io sono del tutto priva di ispirazione, e non ci tengo a fare una figuraccia.
- Ah, Franceschina mia, come aiutarti? Io non ho molta fantasia, e abbiamo anche poco tempo. Ci vorrebbe proprio una magia...
- Una magia... Ma certo! Perchè non ci ho pensato prima? - disse Francesca stringendole le braccia.
- So a cosa stai pensando, furbina, ma ricordati che c'è sempre un prezzo da pagare - la redarguì Benedetta.
- Pagherò. Non posso permettermi una scena muta, domani: Peter mi prenderebbe in giro tutto il giorno. Andiamo. - Così dicendo, la prese per mano e insieme si inerpicarono per un sentiero che attraversava l'oscuro "bosco dei funghi blu".
- Guarda Benedetta: ne ho trovato uno - disse Francesca, raggiante, dopo oltre un'ora di ricerche ad occhi bassi.
- Finalmente. Ma... sei sicura di farlo? Guarda che poi non potrai più sottrarti alle conseguenze - ribattè la compagna, preoccupata.
- Stai tranquilla, - rispose lei - l'ho già fatto una volta, anche se devo ammettere che poi non fu per niente facile rimettere a posto le cose. - Quindi raccolse il grosso fungo blu che aveva trovato ai piedi di una vecchia quercia e gli diede un bel morso.
- E' dolce - disse Francesca.
Ingoiato l'ultimo pezzo, si sentì pervadere da uno strano calore, e per pochi istanti il suo volto si tinse dello stesso colore del fungo. Poi, guardando l'amica negli occhi, le disse: - Ce l'ho. Ho un racconto. Una bellissima storia, impressa nella mia mente. Domani Peter resterà di stucco.
- Ti senti bene? - le chiese Benedetta.
- Benissimo - rispose Francesca, e continuò: - Forse era vecchio e ha perso i suoi contropoteri, ma in compenso quel fungo mi farà sicuramente brillare agli occhi di Peter, domani. Adesso andiamo però, devo rientrare. La storia è bella ma anche lunga, e voglio essere riposata per quando la racconterò: non posso rischiare di dimenticare qualche passaggio.
Tornando per il sentiero, le due amiche discutevano allegramente del buon successo di quella spedizione. Ma improvvisamente...

Improvvisamente l'autore di questo racconto decise di affidarne la conclusione proprio a te che lo leggi: inventa un finale, anche breve, e postalo nei commenti qui in basso. Quello che sarà ritenuto più appropriato ed originale, sarà lo spunto, tra una decina di giorni, per il prossimo episodio di "Avventura senza fine".

*     *     *

P.S.: Ringrazio fin d'ora chi vorrà cimentarsi. E ricordate: in caso di mancata ispirazione i mitici funghi blu dell'uomo che vola pazzo li trovate ora in tutti i supermercati, ma resta a voi descriverne le controindicazioni.

Bene bene. Oggi, a distanza di un mese, sono lieto di assegnare un finale a questa avventura, gentilmente fornito dall'amica Maria, che ringrazio per la sentita partecipazione. Il racconto ha avuto la sua degna conclusione, ed io ho evitato l'imbarazzo di dover scegliere tra più soluzioni. In più c'è da dire che le sue trovate sono dei veri e propri voli di fantasia; il bel finale by Maridasaro lo trovi cliccando su "commenti" qui in basso. Buon divertimento.

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