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Venti di cambiamento [New Awarded series by DOC]


BeeJay DOC - New series 2024

2024 | Stagione 1 | Episodi 1-20 + pilot

▼ EPISODI | "Sinossi"

#00 [pilot] - Ansia da prestazione | Timore di addormentarsi in treno un attimo prima della stazione d'arrivo.*
#01 Bergamotto | Cane lombardo di piccola taglia.
#02 Bisognino | Sogno che si ripete due volte, tipico dei cani di piccola taglia.
#03 Cardellino giallo | Si accoppia col cardellino rosso e nidifica nel taschino degli arbitri di calcio, storicamente dotati di possenti corna.
#04 Cardellino rosso | Vedi sopra, pena espulsione.
#05 Ciclopasseggiata | Gita di gruppo riservata a chi ha un occhio solo.
#06 Claustrofobia | Paura di Babbo Natale (Santa 'Claus').
#07 Equinozio | Dormitorio per cavalli.
#08 Legittima difesa | «Mica è colpa mia, se è colpa mia!».
#09 Mascarpone | Calzatura anfibia adottata dai Marines nella storica battaglia contro i Savoiardi, affogati nel caffé nella prima offensiva, e poi tirati su.
#10 Paleolitico | Età antica in cui sorsero le prime pale eoliche.
#11 Prudenza | «Non è mai troppa!», disse la zanzara.
#12 Riprovevole | Che si può provare più volte.
#13 Scarpone | La sagoma dell'Italia secondo un mio compagno delle scuole superiori, promosso con lode e aspirante a Premier, come spesso capita nello Stivale.
#14 Semicerchio | Saidovetrovarmio.
#15 Spillatrice | Donna abile a (s)cucire portafogli.
#16 Sollucchero | Dolcificante dagli effetti inebrianti.
#17 Solstizio | Tizio solare e solidale, calza solo solette per non lasciarle sole solette.
#18 Terapia | Pratica ad oggi pressoché obsoleta, evolutasi nel Terabyte.
#19 Tristezza | Particolare destrezza nel popolare gioco del Tris.
#20 Venditore | Castratore di tori e spacciatore di altrettante mucche contraffatte.


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(*) Una volta mi è capitato: anziché a Bologna, mi son risvegliato a Piacenza...

Si ricercano sponsor e produttori per la seconda stagione: contattatemi in privato.

Unità cosmica in salsa classica


«La musica divina si prolunga incessantemente dentro di noi, ma i sensi rumorosi sommergono questa musica delicata, che è diversa e infinitamente superiore a qualsiasi cosa possiamo percepire o ascoltare con i nostri sensi».     Mahatma Gandhi

Foto: una scena da "Gandhi - The Musical"

UNO X TRE: SINERGIA
[Le sorelle Chiu: Ai-Yingu, Ai-Szu e Ting-Hsun | 𝄞 Mozart]


UNO X DUE: RELAZIONE
[Glass Duo | 𝄞 Tchaikovsky]


UNO X UNA: PIANOFORZA
[Yuja Wang | 𝄞 Horowitz]


UNO X ZERO: ARMONIA
[video Andy Fillebrown | 𝄞 Liszt]



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Le soluzioni di Joseph Herscher







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A-ha!


Trovo che la combinazione suono/immagine (in questo caso musica/video) sia una tra le cose più gradevoli che possiamo regalare e regalarci. Senza scomodare progetti stratosferici (uno per tutti il film "The Wall" del 1982, diretto da Alan Parker e squisitamente interpretato da Bob Geldof, in cui le scene completano ed esaltano i contenuti del doppio album musicale realizzato dai Pink Floyd tre anni prima, di per sè un capolavoro), ci sono tantissime buone produzioni minori che nel tempo hanno lasciato il segno. Pescando quasi a caso nella mia scatola dei ricordi, ad esempio, è venuto fuori il simpatico video che mi appresto a condividere.


Ho recuperato dal web queste riviste del 1985: loro sono gli A-ha, band norvegese che in quell'anno esordì con il singolo "Take on Me", brano synth-pop destinato a restare un piacevole - se non nostalgico - evergreen nei decenni seguenti. Ad accompagnare la canzone un innovativo videoclip (lo ricordo trasmesso per settimane a rotazione su MTV), vincitore nell'anno seguente di ben 6 premi e 2 nomination all'MTV Video Music Awards.
Il video fu realizzato in gran parte con la tecnica del rotoscopio, in cui i singoli fotogrammi venivano completati col disegno a mano libera, creando così una realistica interazione tra figure umane e animazione. Oggi gli stessi effetti si ottengono con pochi click del mouse, ma all'epoca la realizzazione richiese quattro mesi di lavoro per ritoccare manualmente - uno per uno - circa 3.000 fotogrammi. Il risultato? Citando la trama stessa del video, potrei dire che è quantomeno "trascinante".


Come sempre accade per le canzoni di successo, anche Take on Me è stata oggetto di diverse rivisitazioni da parte di artisti più o meno noti, sia relativamente all'esecuzione del brano musicale, sia nell'accostamento di nuovi videoclip. Ho intercettato ad esempio la recente cover che segue, eseguita da Alexandr Misko, giovane compositore e arrangiatore russo: qui la melodia è ottenuta a due mani con una singola chitarra acustica, abilmente sfruttata anche per le percussioni, mentre le immagini si lasciano apprezzare per l'insolita tecnica e il talento del musicista.


Nella versione strumentale appena presentata mancava la voce... bisogna che rimedi: eccovela nel ruolo di protagonista (è il caso di dirlo) di un breve spot pubblicitario del 2008 per un videogioco della Microsoft:



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Del predicare e del razzolare



Esame di etica per le classi politiche 2018

DEFINIZIONI

C'è chi non predica e non razzola.
Trascurabile minoranza.

C'è chi predica ma non razzola.
Essi si dividono in due categorie.
• Chi predica bene ma non razzola.
• Chi predica male ma non razzola.

C'è chi razzola ma non predica.
Essi si dividono in due categorie.
• Chi razzola bene ma non predica.
• Chi razzola male ma non predica.

C'è infine chi predica e razzola.
Essi si dividono in ben quattro categorie.
• Chi predica bene e razzola bene.
• Chi predica bene e razzola male.*
• Chi predica male e razzola bene.
• Chi predica male e razzola male.

(*) Categoria notoriamente più discussa fra tutte.

SVOLGIMENTO

Sulla base dei dati forniti, rispondere ai seguenti quesiti.

1) Che differenza c'è tra chi predola (ovvero prezzola) e chi razzica (ovvero radica)?

2) In quest'epoca di predicatori, quale futuro per i razzolamucche?

3) Perché tra soggetto e complemento oggetto si inserisce sempre il predicato verbale e non il razzolato fattivo? C'è forse questo all'origine di tutti i mali? Argomentare.

4) Per razzolare bene, è più indicata la spugna o il panno in microfibra?

5) Se chi predica predice, chi razzola radice?

6) E' bene predicare ai piani alti o si rischia solo di razzolare giù dalle scale?

7) Alle manifestazioni di protesta è meglio rispondere con un pacato predicozzo o con una bella razzolata di capo?

8) Se si stuzzica una razzola, questa emette cattivo odore?

9) Alla guida di un popolo, vince più chi predica sermoni o chi razzola salmoni?

10) Quanto sei disposto/a a sborsare per superare questo esame indipendentemente dalla valutazione finale? Specificare la cifra esatta in euro (min. 80mila); in caso di beni immobili, allegare relativa documentazione; per i pagamenti in natura citofonare Silvio B.

LIBRI DI TESTO CONSIGLIATI

Titolo: "Per favore dite a mia madre che faccio il pubblicitario... Lei pensa che sono un pierre e che quindi regalo manciate di free entry e consumazioni gratis a chi mi pare, rido coi vips, i calciatori le veline e le giornaliste, leggo Novella e mi fotografano i paparazzi, entro nei privé saltando la coda, bevo senza pagare, sono ghiotto di tartine e gin tonic, ho la casa piena di oggetti di design, conosco Paris Hilton, Tom Ford ed Emilio Fede, guido lo Z4 nero, ho tante fidanzate, parlo coi giornalisti e ho l'ombrellone fisso a Saint Trop. Per non fare torti a nessuno vesto Armani, D&G, YSL, Ferré e Moschino, indosso scarpe inglesi, ho la carta di credito corporate che fa molto boss, l'auto aziendale coi sedili in pelle che fa molto chic. In verità invece lavoro alla luce del neon, col computer che si impalla, colleghe 'stressate' con piglio da manager, nota spese a pie' di lista, contratto a tre mesi senza buoni pasto. Oltre alla zia ansiosa che domanda che razza di lavoro faccio e che teme che ci sia del losco con tutte 'ste parole tipo brief, debrief, coffee break, spillover, word of mouth, product placement, viral marketing, awareness e che peraltro non sa che raccontare alle amiche che sta per incontrare alla tradizionale riunione del Tupperware, debbo gestire anche le ansie dell'amministratore delegato che ha più o meno lo stesso problema rivolto però all'azienda, cioè oltre a non volere ammettere quanti dipendenti sta per licenziare, non ricorda il prezzo corretto degli ultimi prodotti, non sa che dire all'incontro di inaugurazione del nuovo stabilimento, ha lasciato il discorso sull'aereo e ha pure dimenticato gli occhiali. E (maledizione!) alla Vespa si è pure rotto il cavetto della frizione". Autore: Davide Ciliberti. Anno: 2007. Editore: Ediforum. Formato: Tascabile, 64 pp.

MODALITA' DI PARTECIPAZIONE

Gli scritti, completi di regolare marca da bollo da 80mila euro vidimata da Capitan Sparrow, vanno consegnati a mano o trasmessi via fax / Posta Elettronica Certificata ad una delle sedi universitarie della Facoltà di Non Rispondere distribuite sul territorio nazionale.
Sarà data precedenza agli stampati pervenuti su ostia commestibile, decorante torta al doppio cioccolato e panna, del peso non inferiore ai 10 chilogrammi.



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Nina's (r)evolution



Nina Hagen: nome d'arte di Catharina Hagen (Berlino Est, 11 marzo 1955), cantautrice, musicista e attrice. Segue un omaggio all'esuberante carriera dell'artista, attraverso una personale selezione di immagini e video.
In chiusura un breve servizio di Euronews la ritrae, per quanto possibile: la camaleontica "madrina del punk" non si lascia scolpire tanto facilmente...


1978


"Pank" | 🕑 1:49



1979


"Naturträne" | 🕑 4:06



1985


"African Reggae" | 🕑 5:10



1998


Da "Sci-Fright", serie tv britannica | 🕑 0:24



2004


"Somewhere over the rainbow" | 🕑 4:38



2011


Intervista e lancio di "Volksbeat", ad oggi suo ultimo album | 🕑 4:27





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🌐 http://ninahagendas.beepworld.de

DIC DOC



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Grazie a tutti, siete stati fantastici! Vi aspetto domani alla stessa ora, DICiassette e DICiassette del DICiotto DICembre 'DICiassette, e ovviamente alla serata finale di martedì DICiannove DICembre 'DICiassette, sempre alle ore DICiassette e DICiassette.
Andate in pace e guardatevi dai preDICatori dell'unDICi, doDICi, treDICi, quattorDICi, quinDICi e seDICi: ricordate che solo in principio conta il DIC, perché la fine spetta a...


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[TAG] Very Pop Blog - I miei anni '90



Colgo l'intrigante invito dell'amica blogger Santa ("La Santa Furiosa", vedi QUI) che ringrazio calorosamente, e contribuisco al [TAG] a tema lanciato nello storico (since 2006) blog di MikiMoz ("Moz O' Clock", QUI) dallo stesso autore, a cui rimando per le poche regole di base. Tra queste, si richiede a ciascun partecipante di taggare altri cinque amici: per quanto mi riguarda, rilancio un tag all'amica blogger Vele ("Colorare la vita", QUI), che mi pare non sia stata ancora nominata, nella speranza possa farle piacere. I restanti tag li lascio a disposizione dei miei pochi ma buoni follower, con estensione ad eventuali nuove affiliazioni, senza confini di tempo o di spazio dunque: dite pure che vi mando io.


L'avventura fa '90. Entrando nel vivo del tema, i mitici - unici - mai troppo vecchi anni novanta (dello scorso fine millennio, intendo, nel caso mi leggeste dal 2100 in poi) hanno rappresentato un periodo particolarmente intenso della mia vita, oltre che fervido di per sè.
Dal momento che si richiede una retrospettiva strettamente personale, aspettatevi un po' di tutto e un po' di niente. Pronti? «Squilli di trombe...» anzi no, di "trump" ne abbiamo già abbastanza... più semplicemente «Sipario!»



🎶 MUSICA 🎶

Sound italiano. Il meglio di sè Vasco Rossi lo aveva già onorato alla grande, al pari di Lucio Dalla, e a differenza di Franco Battiato che - anche se aveva allietato le mie più tenere età come i primi due - in quel periodo continuò a sfornare perle brillanti per qualità costante, nel suo delizioso e sempre più raffinato stile alternativo. Grazie anche alla felice collaborazione col filosofo/poeta Manlio Sgalambro, sbocciata proprio in quegli anni, Battiato seppe andare anche oltre senza mai sprecarsi, tanto da risultare - nei miei anni '90 - "solo" Di Passaggio...


Nella mia personale e nostalgica teca d'epoca, caratterizzata dall'ampia varietà di ricordi e di umori associati ai singoli brani, tra gli artisti connazionali - oltre a Battiato - custodisco con affetto speciale: CSI (Consorzio Suonatori Indipendenti - ex CCCP), Litfiba, Fabrizio De Andrè nel midollo, con annesso profondo dolore per la scomparsa dell'11/1/1999. Imbarcandosi sulle onde dei mari celesti, fu proprio lui - nei miei confronti a pieno diritto, benché non avrei mai voluto che ci lasciasse così presto - a serrare metaforicamente la porta di un decennio che - come le sue canzoni - non dimenticherò mai.


Voltiamo pagina. Nei primi anni '90 andava forte anche un italianissimo (in virtù dei vari dialetti regionali) mix di rap, hip hop, reggae e raggamuffin che ebbi modo di apprezzare anche attraverso l'esibizione dal vivo delle migliori band del mo(vi)mento - Africa Unite, Sud Sound System, 99 Posse, Papa Ricky, Frankie HI-NRG e molte altre - tutte riunite in un unico evento della durata di quattro giorni, incastonato nella meravigliosa cornice naturale del lago Ampollino, sui monti della Sila in Calabria.
Musica, campeggio e cazzeggio in compagnia dei miei migliori amici a godere di una genuina e azzeccata atmosfera "Flower Power". Segue biglietto d'ingresso e breve clip d'assaggio.



Musica straniera. Freddy Mercury (Queen) nel '91, e Kurt Cobain (Nirvana) nel '94, stufi d'aspettarmi, li persi per sempre. Imparai la lezione: quanto restava di stimolante per le mie papille gustative musicali lo bevvi in un avido sorso d'annata (1995), come testimoniano alcuni biglietti di live e rave-party che ancora oggi conservo.


Ops... Quasi dimenticavo gli sfavillanti Red Hot Chili Peppers, in quegli anni un vero e proprio "colpo di fulmine", che continuo a coltivare con la stessa passione di allora e che spero prima o poi di riuscire a vedere dal vivo. Ma le omissioni, inevitabilmente, sono tante...



🎥 FILM 🎬

Salto a piè pari la sezione "cinema" prevista dal tag, perché - se ben ricordo - dopo il 1989 e prima del 2000 disertai. Evidentemente, in quegli anni ero troppo impegnato sul mio set personale aldilà del grande schermo, ovvero nell'interpretazione della parte generosamente assegnatami dal sommo Regista. A pensarci meglio, più di una capatina al cinema l'avrei sicuramente fatta, se non avessi avuto il comodo supporto tecnologico dell'allora indispensabile e oramai obsoleto VHS. Tra registrazioni dalla TV, film a noleggio, acquisti in edicola e alcune chicche da collezione, l'home-video mi appassionò a tratti anche febbrilmente.
Genere mio prediletto in quegli anni era l'horror, di vecchio e nuovo stampo, nelle sue varie declinazioni, una su tutte: il genio David Cronenberg metteva in scena esattamente il tipo di buio in cui adoravo perdermi. Intercettato dalla mia sete di paura e di effetti speciali, il suo talento trasversale - scoprii - era capace di esprimersi alla grande con qualsiasi genere si confrontasse. Tralasciando "Crash" del '96, a mio avviso troppo narcisistico e fine a se stesso, cito le altre pellicole del regista nel decennio (ma prima e dopo non è certo da meno, anzi): "Il pasto nudo" (fantahorror, '91), "M. Butterfly" (drammatico, '93), eXistenZ (fantascienza '99).


Non solo Cronenberg, ovviamente: i cult del periodo (ma anche vari gioiellini annusati qua e là), dal capolavoro "Forrest Gump" (Robert Zemeckis, '94) all'esilarante "Il grande Lebowski" (fratelli Coen, '98) passando per il meritatissimo triplo-Oscar "La vita è bella" (Roberto Benigni, '97), li vidi un po' tutti. Le decine di videocassette, invece, le buttai via anni dopo, forzato da un trasloco e dalla consapevolezza che - in ogni caso - avevano fatto il loro tempo; ma le anime di quei film restano vive, dentro di me prima che sui moderni supporti digitali.



📘 LIBRI 📚

👇 Vedi "Comics".



💭 COMICS 💬

👆 Vedi "Libri". Scherzetto... Il fatto è che gli uni e gli altri portano la firma del medesimo autore, della cui letteratura - da buon horrorofilo - mi ero infatuato: Tiziano Sclavi. Riguardo ai libri, li collezionai e li lessi praticamente tutti, con menzione speciale per "Dellamorte Dellamore" (1991), ripescato dall'autore dopo il "mostruoso" successo ottenuto dal noto personaggio dei fumetti ispirato proprio da quel romanzo cinque anni prima. Segue foto-ricorDOC.


Riguardo ai fumetti, è forse inutile specificare che il personaggio a cui mi riferivo porta il nome di Dylan Dog: un vero e proprio fenomeno editoriale esploso alla fine degli anni '80, che nei '90 (e oltre) raggiunse altissimi livelli di popolarità. Il suo papà Tiziano Sclavi si alternava a un brillante staff di autori per i soggetti, che il talento di bravissimi disegnatori - il mio preferito Corrado Roi, ne parlo QUI - interpretava magistralmente. Saggia intuizione dell'editore Bonelli, a cui va il duplice merito di aver risollevato ancora una volta il fumetto come forma d'arte in sè, e nel contempo il genere horror ben al di sopra della mediocrità. Personalmente mi affrettai a recuperare i primi numeri originali, per poi continuare la collezione con costanza e perseveranza, fino all'albo mensile n°200 datato aprile 2003. A corredo vi erano tutte le uscite fuoriserie, albi giganti, poster, gadget, libri, riviste, praticamente tutto ciò che venne dedicato all'Indagatore dell'Incubo fino a quel momento. Dieci anni dopo decisi a malincuore di dare via tutto, prima che si sciupasse, lanciando sul web questo banner:


Intercettai quindi un collezionista disposto a scambiare quella preziosa carta stampata con altrettanto preziosa carta moneta, 1.500 euro che accontentarono entrambi. Oggi? Mi restano solo poche foto... eccone un paio: il mitico numero 1 (ottobre '86, prezzo di copertina 1.300 lire), e lo stesso riprodotto in miniatura (edizioni Lo Scarabeo).


Tornando per un attimo ai libri, seguire Dylan Dog mi diede modo di cogliere le innumerevoli citazioni e segnalazioni contenute negli albi stessi e negli approfondimenti delle uscite speciali (fonte preziosa, in questo senso, il pregevolissimo "Almanacco della Paura"). Ricordo ad esempio un'antologia dal titolo "Tutte le storie di Frankenstein", in cui diversi autori si misuravano con il mostro più famoso del mondo, ciascuno a modo suo e tutti capaci di sorprendere.
Chiudendo invece il discorso fumetti, quando mi avanzava qualche spicciolo sperimentavo le novità Bonelli del periodo, quali "Nathan Never" (fantascienza), "Julia" e "Napoleone" (giallo), albi davvero squisiti per cura sopraffina, soprattutto nei primi 12/24 mesi d'esordio.



🎲 GIOCHI 🎱

Classici fuoritema in quanto senza tempo: qualche partita a dadi (Yahtzee) a casa di un'amica, qualche pokerino a casa di un amico, qualche tiro a biliardo in compagnia. E la mia prima - probabilmente unica - esperienza di Casinò (su invito, in terra straniera). Una bolgia dantesca! Morti viventi, questa volta reali, in abito chic severamente obbligatorio che mi toccò persino noleggiare, a rimpinzare decine di diaboliche macchinette mangiasoldi... In compenso vinsi alla roulette 😊! Le foto mi mancano, recupero dal web:


Più ricca e articolata, ma relativa ai miei anni '70 e '80, è la sezione a tema che sviluppai nel post "Le stanze dei giochi", cliccabile QUI.



👾 VIDEOGAMES 💥

Non ai livelli degli anni '80, ma le monete nei flipper e nei cabinet delle sale giochi continuavo a inserirle, anche se con frequenza sempre minore: cominciavo a capire (era ora, direi) che potevo investirle in qualcosa di più appagante o necessario. Riguardo alle console, a parte la grezza Mattel "Intellivision" consumata nel decennio precedente, non hanno mai fatto breccia in me. In ambito casalingo, la mia passione per i videogiochi si era manifestata attraverso i computer - inizialmente Sinclair "ZX Spectrum", Commodore "Vic 20", "64", "Amiga", - fino all'avvento dei PC degni di tale nome, che mi elettrizzarono - ludicamente e non - a partire dal '96. Tra le tante modalità di interazione che si avvicendavano, il mio genere favorito fu da subito lo "Sparatutto in Prima Persona", o FPS (First Person Shooter).
A fare la differenza rispetto alle altre categorie di giochi non fu certo la "violenza", visto che comunque si lottava e si sparava diffusamente anche in moltissimi altri, ma la prospettiva: la visuale in prima persona, unitamente all'audio in cuffia e alle braccia tese in avanti sulla tastiera con le mani che rispuntavano nello schermo come se mi appartenessero, generava una "full immersion" nella dimensione fantastica come nessuna altra modalità era capace.
Meraviglia delle meraviglie, da allora potei quindi tuffarmi nelle mie ambientazioni predilette - horror, fantasy, fantascienza - in una più suggestiva e soggettiva veste di protagonista; e se parlo al passato è solo contestualmente al post, perché la mia preferenza non è mai cambiata, fino agli avanzatissimi scenari disponibili oggi.
DOOM, lo spassosissimo Shadow Warrior (sotto), Heretic e Quake i primi compagni di una lunga serie che continua a promettere evoluzioni da brivido.




📺 TELEVISIONE 🎼

Già alla fine degli anni '80 la Tv cominciò a stufarmi; tuttavia non ho mai smesso di gettarvi l'amo, traendone sporadiche soddisfazioni in termini d'intrattenimento. Degli anni '90 ricordo in particolare: i video musicali di una irripetibile MTV d'epoca; la comicità graffiante di "Avanzi" e le chicche cinematografiche proposte la notte da "Fuori Orario"* su Rai 3; alcune sit-com carine tipo "La tata", gli innovativi "X-Files", e più distrattamente qualche telequiz, i servizi de "Le iene" e alcuni sketch di "Mai dire gol" diffusi da Mediaset.

(*) Bellissima la sigla d'apertura, sulle calde note di "Because the night" by Patty Smith:



🍕 CIBO 🍺


Qui ci metto la pizza, perché in quegli anni - seppure per un brevissimo periodo - da assiduo consumatore mi trasformai in discreto (a detta dei clienti) produttore. DOC pizzaiolo... non risultò una cifra costante della mia vita, ma fu istruttivo e divertente! 😅



👕 SHOPPING 👖




🏃 LIFE 🕜

Pardon: riservato ai contatti più intimi. [Sezione inserita solo per attenermi alle indicazioni del tag]. A parte quanto già rivelato qui e diluito nel blog in generale, considerato che si tratta del periodo ad oggi più "hot" della mia vita, non mi va di svenderlo per intero pubblicamente, senza contare che per svilupparlo tutto dovrei aprire un blog ad-hoc. Così come non me la sento di trattare con ingrata superficialità proprio i ricordi che più mi stanno a cuore. Non escludo che un giorno possa decidere di infrangere la mia stessa privacy, ma anche nell'improbabile eventualità credo che i contenuti meriterebbero una confezione più consona.



💟 RICORDO DELL'EPOCA 🌼



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Tracce d'Europa (revival)



L'Eurovision Song Contest, festival musicale nato nel 1956 su ispirazione del nostro Festival di Sanremo e organizzato dall'Unione Europea di Radiodiffusione, è l'evento non sportivo più longevo e più seguito al mondo. Il primo anno vi parteciparono 7 stati europei, e lo spettacolo si tenne a Lugano, Svizzera. I padroni di casa ne uscirono vincitori, con la deliziosa "Refrain" (Ritornello) cantata da Lys Assia.


Nella stessa edizione del '56, l'Italia - piazzatasi a pari merito delle altre nazioni in una sorta di 2° posto collettivo (i punteggi dei voti non furono mai resi pubblici) - vi partecipò con due brani (fu l'unica edizione che prevedeva due canzoni per ciascuna nazione): "Aprite le finestre" di Franca Raimondi e "Amami se vuoi" di Tonina Torrielli, rispettivamente anche 1° e 2° posto al Festival di Sanremo del medesimo anno.

Il primo grande successo italiano si registrò nel 1958 con la celebre "Nel blu dipinto di blu" di Domenico Modugno, che si classificò al 3° posto su un totale di 10 nazioni in gara, e che nello stesso anno vinse anche a Sanremo. Da allora ad oggi, fra tutte le canzoni presentate all'Eurovision (circa 1.500), resta quella con il maggior numero di reinterpretazioni da parte di altri artisti (le cosiddette cover), anche del calibro di Dean Martin, Cliff Richard e David Bowie: lo riporta il sito ufficiale del festival, con tanto di foto-ricordo a corredo.


Finora l'Italia ha ospitato la manifestazione due volte (nel 1965 a Napoli e nel 1991 a Roma) e in totale ha partecipato a 43 delle 62 edizioni del festival, vincendo due volte:
• nel 1964 con "Non ho l'età (per amarti)", brano che nello stesso anno vinse anche il Festival di Sanremo, cantato da una sedicenne Gigliola Cinquetti;
• nel 1990 con "Insieme: 1992", brano scritto e cantato da Toto Cutugno.
Questa la lista di tutti i cantanti e gruppi italiani che si sono esibiti*: Franca Raimondi (1956), Tonina Torrielli (1956), Nunzio Gallo (1957), Domenico Modugno (1958-59-66), Renato Rascel (1960), Betty Curtis (1961), Claudio Villa (1962-67), Emilio Pericoli (1963), Gigliola Cinquetti (1964-74), Bobby Solo (1965), Sergio Endrigo (1968), Iva Zanicchi (1969), Gianni Morandi (1970), Massimo Ranieri (1971-73), Nicola Di Bari (1972), Wess e Dori Ghezzi (1975), Al Bano e Romina Power (1976-85), Mia Martini (1977-92), Ricchi e Poveri (1978), Matia Bazar (1979), Alan Sorrenti (1980), Riccardo Fogli (1983), Alice e Franco Battiato (1984), Umberto Tozzi e Raf (1987), Luca Barbarossa (1988), Anna Oxa e Fausto Leali (1989), Toto Cutugno (1990), Peppino Di Capri (1991), Enrico Ruggeri (1993), Jalisse (1997), Raphael Gualazzi (2011), Nina Zilli (2012), Marco Mengoni (2013), Emma (2014), Il Volo (2015), Francesca Michielin (2016), Francesco Gabbani (2017).

Nella storia dell'Eurovision, l'Irlanda spicca al 1° posto con 7 vittorie; al 2° posto la Svezia (6), e al 3° posto Regno Unito, Francia e Lussemburgo (5). Una classifica più interessante (e anche meno "razzista") è senz'altro quella che si basa sul numero di voti ottenuti dalle canzoni, in rapporto al numero massimo di voti ottenibili. Col 78,92% dei voti, al 3° posto troviamo "Ein bißchen Frieden" (Un po' di pace), cantata da Nicole Hohloch, che nel 1982 fece vincere la Germania Ovest su un totale di 18 nazioni partecipanti.


Al 2° posto, con l'80,39% dei voti, si piazza "Save your kisses for me" (Conserva i tuoi baci per me) dei Brotherhood of Man, che nel 1976 fece vincere il Regno Unito su un totale di 18 nazioni partecipanti.


Al 1° posto, con l'80,63% dei voti, brilla "Tu te reconnaîtras" (Ti riconoscerai), cantata da Anne-Marie David, voce davvero meritevole che nel 1973 fece vincere il Lussemburgo su un totale di 17 nazioni partecipanti.



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(*) 🏆 Mini-contest: potendo scegliere un solo nome, quale, tra i cantanti e gruppi italiani che si sono esibiti sinora (vedi sopra), è tuo preferito più di tutti gli altri? Puoi postare la risposta nei commenti qui sotto.

Pasticcio d'Autunno


Udite udite! Oggi comincia l'autunno!

Precisiamo: per chi mi leggesse domani, è iniziato ieri; in ogni caso fidatevi, non è la solita bufala. Non posso rivelare le mie preziosissime fonti (se non dietro congruo compenso), ma vi assicuro che è ufficiale, l'estate è finita!


Detto ciò, tra i dolo(ro)si incendi boschivi alle nostre spalle, e gli incombenti capricci pirotecnici di un noto pazzoide nordcoreano, per la stagione appena avviata mi auguro che ad illuminare la Notte - se proprio non si vuole lasciarla in Pace - siano solo eventuali innocui fuochi d'artificio; magari spettacolari come quelli esibiti negli oltre 200 festival che si sono tenuti tra Luglio e Agosto in Giappone, paese particolarmente legato a questo tipo di tradizione.


Ops... scusate, mi correggo: mi dicono dalla regìa che i fuochi d'artificio non sono innocui perché inquinano, e neanche poco... E vabbè, diciamo allora che sono un male minore. E poi sono belli da vedere, per la gioia di grandi e piccini! E comunque io non ho colpa: li ho solo postati qui in formato virtuale, non ho alimentato alcun effetto serra. Come dite? Anche internet contribuisce all'emissione di gas nocivi? Ho capito... Oggi era meglio che restavo a letto. Ad ogni modo, ormai è fatta: buon Capodautunno a tutti!




DOC


Foto Keisuke

Cooffee?


Ricordo ancora l'inaugurazione di quel bar sotto casa, tanti anni fa. Un consistente capannello di curiosi e invitati, intorno alle dieci del mattino, sul marciapiede in attesa dell'imminente buffet. Tutti col naso all'insù, ad ammirare l'ingombrante insegna che da lì a poco ne avrebbe svelato il nome, coperta da un lenzuolo per garantire l'effetto teatrale. E dunque, giù il lenzuolo: "English Cooffee House"! Wow... Applausi! Nauseabondo nella sua ricercata raffinatezza d'altri tempi, in contrasto con l'arredo moderno che di londinese non aveva praticamente nulla, ma quel nome ci sta: d'altronde l'inglese maccheronico l'abbiamo inventato noi, e se nel caffè ci casca una "o" di troppo, non se ne accorge (quasi) nessunoo.


Detto ciò, a proposito di caffè, ecco a voi "Modishspoon", un altro marchio meidinitaly, anch'esso con due "o" affiancate, ma questa volta giuste. Buttate via il vecchio cucchiaino, da oggi c'è Modishspoon ⇩, per non... scomodare la schiuma! Ma pensa te!


E che dire di questo? ⇩ Senza dubbio il suo autore ama fare le cose in grande!


Grazie per la cortese attenzione, ma si è fatto tardi, devo andare. Mi resta appena il tempo di offrirvi "un caffè al volo"... ⇩


...volendo, anche in versione più poeticamente "country" ⇩



DOC

Metti un genio a tavola





Formaggio francese per l'ipermollezza di Dalì...


«E il giorno in cui decisi di dipingere orologi, li dipinsi molli. Accadde una sera che mi sentivo stanco e avevo un leggero mal di testa, il che mi succede alquanto raramente. Volevamo andare al cinema con alcuni amici e invece, all'ultimo momento, io decisi di rimanere a casa. Gala, però, uscì ugualmente mentre io pensavo di andare subito a letto. A completamento della cena avevamo mangiato un camembert molto forte e, dopo che tutti se ne furono andati, io rimasi a lungo seduto a tavola, a meditare sul problema filosofico dell'ipermollezza posto da quel formaggio. Mi alzai, andai nel mio atelier, com'è mia abitudine, accesi la luce per gettare un ultimo sguardo sul dipinto cui stavo lavorando. Il quadro rappresentava una veduta di Port Lligat; gli scogli giacevano in una luce alborea, trasparente, malinconica e, in primo piano, si vedeva un ulivo dai rami tagliati e privi di foglie. Sapevo che l’atmosfera che mi era riuscito di creare in quel dipinto doveva servire come sfondo a un’idea, ma non sapevo ancora minimamente quale sarebbe stata. Stavo già per spegnere la luce, quando d’un tratto, vidi la soluzione. Vidi due orologi molli uno dei quali pendeva miserevolmente dal ramo dell’ulivo. Nonostante il mal di testa fosse ora tanto intenso da tormentarmi, preparai febbrilmente la tavolozza e mi misi al lavoro. Quando, due ore dopo, Gala tornò dal cinema, il quadro, che sarebbe diventato uno dei più famosi, era terminato». Salvador Dalì [da Wikipedia]

"La persistenza della memoria", olio su tela 24×33 cm., Salvador Dalì 1931



...fragranti waffles per il calzolaio della Nike...


Nel 1971, meditando sulla necessità di creare un nuovo tipo di suola per calzature, che avesse una buona tenuta sul terreno senza appesantire la scarpa stessa, Bill Bowerman - progettista delle prime scarpe Nike, nonché co-fondatore dell'azienda - fu ispirato dalla piastra per le cialde (universalmente "waffles") che adoperava sua moglie per preparargli la colazione [da First Versions]. Cuocendovi della gomma, Bill ottenne un archetipo di quello che poi si sarebbe rivelato il primo di una serie di successi commerciali a dir poco stratosferici.

Una piastra per waffles simile a quella che ispirò le prime suole della Nike, e un prototipo originale di scarpa concepito con quel sistema, custoditi nella sede centrale della Nike a Beaverton.



...e una soffice piadina per Giovanni Pascoli


(...)  Ma tu, Maria, con le tue mani blande domi la pasta e poi l'allarghi e spiani;
ed ecco è liscia come un foglio, e grande come la luna;
e sulle aperte mani tu me l'arrechi,
e me l'adagi molle sul testo caldo, e quindi t'allontani.
Io, la giro, e le attizzo con le molle il fuoco sotto,
fin che stride invasa dal calor mite, e si rigonfia in bolle:
e l'odore del pane empie la casa.  (...)

[Da "La Piada" di Giovanni Pascoli]


DOC

Kodardus


Bighellonando a spasso in un tiepido pomeriggio di Novembre, ebbi la fortuna di imbattermi in un tramonto particolarmente affascinante, di quelli che solo un maestro di nome Autunno può improvvisare. Così, smartphone alla mano, decisi di immortalarlo, sperando in un buon risultato. "Immortalare", interpretato alla lettera, significa "rendere immortale"... Da qui la domanda: «Un tramonto è vivo?». Dipende dai "punti di vista", direi. Ma procediamo con ordine. Feci alcuni scatti, e una volta rientrato a casa scaricai le foto sul Pc per vagliarne la qualità, ma soprattutto per godermele a 23 pollici.


Niente male - mi dissi - temevo peggio: a scarsa luce, purtroppo, non si possono ottenere grandi risultati con un telefono; ad ogni modo, mi andò meglio di quando provai a fare un'interurbana con la macchina fotografica. Ma la sorpresa la ebbi allorquando, ingrandendo la foto per testare la qualità dei dettagli, mi trovai di fronte a una scena piuttosto inquietante...


Tra epica e fantasy, postatomico ed horror, ecco a voi stagliarsi sulle nubi la sagoma infuocata del pavido guerriero Kodardus, che fugge a cavallo di Knabstrup, il suo fido hippocampus volantis, inseguito dall'abominevole Graaaurl!


Se dovessi trarne un poster cinematografico, sarebbe più o meno così:


Ma torniamo alla foto originale...


...perché lo scatto successivo si fa anche più drammatico, con la bestia più incazzata che mai:


Riuscirà il nostro supereroe, paladino dei paladini, a sfuggire alle incalzanti grinfie ingrifate dell'abominevole Graaaurl? Pare proprio di sì, almeno dallo scatto che segue:


La vomitevole bestia cede alla viltà del guerriero; così, stufa di inseguirlo, torna nel nulla che l'aveva partorita. "Cavallo" e cavaliere, liberi da tutti i mali, si tramutano invece in una splendida cicogna dorata, sovrappeso e appassionata di fotoromanzi.


THE END

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