Nicola e il palloncino viola

Un frizzante mattino d'inverno, la signora Rossetti entrò nell'aula, salutò gli alunni e fece l'appello. Quindi chiese loro: - Chi di voi ricorda di cosa abbiamo parlato ieri?
- Io maestra! - rispose la bimba del secondo banco alzando la mano, e continuò: - Della pace nel mondo.
- Brava, Alessia. E adesso ditemi, avete portato tutti i 20 centesimi come vi ho raccomandato?
- Sì, maestra - risposero questa volta quasi in coro gli alunni.
- Bene. Allora prendete un foglio e scriveteci sopra un messaggio di pace, un pensiero che vi viene dal cuore e che vorreste che tutti leggessero.
Pochi minuti dopo, quando tutti ebbero terminato il compito, la maestra disse: - Avete scritto? Benissimo. Adesso piegate il foglio e mettetelo in tasca. Poi mettetevi il cappotto e disponetevi in fila per due. Andiamo nel giardino, c'è una persona che ci aspetta.
Quelle parole suscitarono curiosità e interesse nei bambini, che le obbedirono rumoreggiando. Arrivati nel giardino della scuola, Alessia, che capeggiava la fila, disse concitata: - I palloncini, maestra! Che bello, sono per noi?
- Si, Alessia: adesso ciascuno di voi darà le monete al signore, e lui vi darà un palloncino. Scegliete il colore che volete, ma mi raccomando, non lasciateli volare via perchè il signore ha solo quelli.
I bambini non se lo fecero ripetere: circondarono l'omino dei palloncini, indicandogli ognuno il colore prescelto. Alla fine l'uomo, con gli ultimi due palloncini in mano, andò dalla maestra e le disse: - Tenga signora. Uno è per lei. Ma quest'altro?
- Eppure li avevo contati... - rispose lei. Quindi fece nuovamente l'appello, ma al nome di "Nicola" non ottenne risposta.
- Bambini, qualcuno ha visto Nicola? Stamani era in classe - chiese la maestra.
- Gli ho detto di venire, ma lui è rimasto lì - rispose Antonio.
Allora lei scambiò due parole col signore dei palloncini, poi disse ad alta voce: - Bambini, se state tranquilli, io vado un attimo a cercare Nicola. Nel frattempo, ciascuno di voi legherà il foglio scritto in classe al filo del suo palloncino, senza farselo scappare. Se avete difficoltà il signore, qui, è disposto ad aiutarvi. Mi raccomando, eh?
Detto ciò, la maestra tornò nell'aula e vide che Nicola guardava i suoi compagni dalla finestra.
- Nicola - gli disse con tono pacato - cosa fai qui tutto solo?
Lui si voltò un po' spaventato, quindi abbassò lo sguardo e arrossendo le rispose: - Io... non ho i soldi, maestra. La mamma non me li ha voluti dare, dice che siamo già abbastanza poveri.
Lei lo guardò dispiaciuta, poi lo prese per mano e gli disse: - Non ti preoccupare, Nicola. Vieni lo stesso, ci penso io. Metti il cappotto, svelto, che gli altri ci stanno aspettando.
Mentre il bambino le ubbidiva, la maestra notò sul suo banco il foglio con la frase che lui aveva scritto: «Facciamo la pace». Lo piegò e lo diede ad Antonio dicendogli di portarlo con sè.
Tornata nel giardino con Nicola, si assicurò che tutti avessero il palloncino con il foglio legato al capo del filo, quindi disse loro di lasciarli volare in cielo tutti insieme, in modo che i loro pensierini potessero raggiungere altre persone per diffondere nel mondo un messaggio di pace. Nicola seguì con lo sguardo il suo palloncino viola finchè non lo vide scomparire lontano tra i piccoli fiocchi di neve.

Un'ora più tardi il palloncino, trascinato dal vento, terminò il suo viaggio nel cortile interno di un imponente edificio della zona industriale. Non era più così gonfio, dopo il gran volo, e per quanto si dimenasse non riuscì più ad uscirne. Scoppiò dopo pochi minuti, e il foglietto che Nicola gli aveva affidato si infilò in una delle finestre del palazzo.
Il Sig. Pupazzi, Direttore Generale della Buytoy, una delle ditte di giocattoli più importanti d'Italia, in quel momento stava parlando al telefono.
- Signorina, ha informato i 50 dipendenti del taglio del personale, come le avevo detto? Voglio che sappiano per tempo che stanno per essere licenziati. Quando? Ieri mattina? Benissimo. Chiami un taxi per Elena, che sta uscendo.
Elena era la moglie del Direttore: poco prima era passata da lui per ricordargli di firmare le carte del divorzio e i documenti che certificavano la cessione di una grossa fetta del capitale investito nella ditta, denaro che le spettava di diritto.
Chiusa la cornetta, il Sig. Pupazzi si alzò dalla poltrona, serrò la finestra e tornò alla scrivania per leggere il quotidiano; scostando il giornale, la sua attenzione fu però attratta da un foglietto piegato in due, con un filo attorno. Lo aprì e ne lesse il contenuto.
«Elena!» - pensò - «Questa è la sua grafia. Non ha mai imparato a scrivere bene quella donna. Ma allora... forse non tutto è perduto».
- Signorina! - disse parlando all'interfono - Le ha detto dove andava Elena? Benissimo. Disdica tutti gli appuntamenti. Sto uscendo.
Due giorni dopo, di sera...
- Anna, vieni qui. Dammi un bacio! - disse Mauro elettrizzato, rientrando a casa. Quindi abbracciò e baciò più volte in viso la moglie.
- Ma... che ti prende? Hai bevuto? - rispose lei, sorpresa da tanto fervore.
- Macchè! - rispose il marito, e continuò: - Oggi è un giorno speciale!!! Lascia stare quei fagioli, si va al ristorante!
Quando la moglie gli chiese spiegazioni, lui disse che il datore di lavoro aveva ritirato il suo licenziamento, e per di più gli aveva accordato l'aumento di salario che attendeva da tempo.
- Ma... com'è possibile? - disse Anna, sorpresa e raggiante insieme, aggiungendo: - E tutte quelle chiacchiere sulla crisi dell'azienda, sui capitali inconsistenti...
- Beh, sai... sono solo indiscrezioni, ma pare che il Direttore abbia «fatto pace» con la moglie, e si siano rimessi insieme... Così adesso l'azienda è salva, grazie anche ad un ingente contributo che la signora ha deciso di versare per far quadrare i bilanci. A proposito, guarda qua: per scusarsi con i dipendenti coinvolti, il Sig. Pupazzi ha anche regalato a ciascuno di loro questo enorme pacco pieno di giocattoli della nuova linea di produzione.
Questa volta fu lei a dare un bacio al marito, poi chiamò - Nicola! Vieni! Papà ha una sorpresa per te!
DOC
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