Disperso tra le onde

Avevo il fiato in gola. Se non collassai, fu un miracolo. Non mi era chiaro da quanto tempo stessi correndo e neanche l'orologio potè aiutarmi a stabilirlo: le lancette giravano alla velocità del tempo, il passato aumentava fagocitando un presente che proveniva dal futuro. Simulavano per dispetto quella mia folle corsa impedendomi di vedere l'ora. «Non vedo l'ora di vedere l'ora», pensai, e una grottesca risata nervosa, che per troppo tempo era rimasta incastrata nei bronchi lasciandomi senza respiro, scaturì dalla gola quasi come un'ultima esalazione. Per evitare di crollare, fui costretto a sedermi, condannandomi del tutto.
Bastò quell'attimo di pausa, infatti, a permettergli di raggiungermi e di accarezzarmi. La sua mano avvolse il mio pensiero e ne fece un fagotto destinato alla lavatrice. Dopo, il mio cervello era così bianco che più bianco non si può, appena cullato da parole insignificanti, motivetti isterici e ossessive facce da culo.
Quando tutto ormai pareva essere perduto, il signor Black Out si insinuò improvvisamente nel parallelepipedo, strappandogli l'energia dal cuore. In un lampo tornai libero, libero di vivere e di pensare. Ci misi qualche minuto per destarmi completamente da quell'incubo; il primo pensiero che ebbi a mente lucida fu ovviamente quello di ricominciare a correre: avrei ottenuto un buon vantaggio se fossi ripartito subito, prima che l'abominevole ammasso di puntini colorati e di suoni programmati avesse ripreso coscienza. Ma le cose non andarono così.
Gli occhi videro una lucina rossa accendersi, una maledetta associazione di idee sbagliate fornì alla mia mano il movimento automatico del dito pollice e il polpastrello agì sul tasto numero uno. Con quel rapido gesto involontario mi trovai nuovamente sommerso da un mare di consigli per gli acquisti, con la mente che galleggiava su invisibili onde radio, ingurgitandole come un salvagente bucato.
In seguito, al tentativo di liberarmi dalle grinfie di quel mondo immondo, vi rinunciai del tutto. Orai ero talmente in simbiosi con quella realtà che separarmene mi provocava un fastidioso disagio, una sorta di incontrollata ed insopportabile astinenza.
Poco male, in fondo sono un consumatore, ed era quindi destino che dovessi consumare la mia vita in quella maniera. Adesso ho acquisito una certa dimestichezza con l'ambiente: conosco a memoria il palinsesto, anzi, sono capace di prevedere le trasmissioni future, notizie comprese. Inoltre penso di potermi ritenere un vero campione di zapping: riesco a vedere ventotto canali contemporaneamente, su un solo apparecchio. E se per caso dovesse andare via l'audio, sono in grado di doppiare alla perfezione la voce di chiunque.
Tutto sommato devo dire che questa presa di posizione ha più di un lato positivo. Ad esempio, quando andrò al supermercato, saprò già cosa comprare senza bisogno di fare la lista; quando andrò a votare, saprò già a chi dare il mio consenso senza dover interrogare la mia coscienza; quando assisterò di persona ad un atto di violenza, non proverò alcuno sdegno: ne ho già visti così tanti che ci ho fatto l'abitudine.
Ma soprattutto, non ho più motivo di correre affannosamente: grazie a questa scorciatoia, ho anticipato di parecchio tempo il mio traguardo.
DOC
Commenti