Maledetta Filomena!

C'era una volta una leggenda mooolto metropolitana, che mi coinvolse direttamente, peraltro con conseguenze del tutto inaspettate e indesiderate. A coinvolgermi, nello specifico, fu un amico, che in un bel pomeriggio (prima metà anni '90) venne a farmi visita con un misterioso barattolo di vetro accompagnato da un foglietto di istruzioni. Era un regalo, se così si può dire. Il barattolo conteneva un infuso di tè zuccherato, su cui galleggiava una porcheria puzzolente e gelatinosa. Secondo le istruzioni si trattava di un'alga prodigiosa, portatrice di fortuna, capace persino di esaudire i desideri. Tu guarda che magnifiche sorprese, ci riserva alle volte la vita! Affinchè si potesse trarne beneficio, bisognava però seguire scrupolosamente alcuni accorgimenti e una procedura ben precisa. Innanzitutto all'alga bisognava dare un nome. Il nome più diffuso, tra i cultori di questa stron... ehm, strana credenza, era Filomena. Una volta presentati, bisognava trattarla con dolcezza, parlarle in confidenza e volerle sempre bene. Periodicamente le andava rinnovato il tè, un po' come si fa con l'acqua per i pesci rossi. Dopo 15 giorni circa, sarebbe accaduto qualcosa di straordinario: avrebbe dato alla luce un figlio. O meglio, una figlia. Anzi, più precisamente una sorella gemella, quasi siamese. A quel punto bisognava operare per separare i due cloni, amorevolmente appiccicati tra di loro, avendo cura di non confonderli. "Filomena 2" andava quindi riposta in un nuovo barattolo di tè dolce e affidata in adozione ad una persona estremamente cara, assolutamente di fiducia, da istruire per bene affinchè "la catena" non si spezzasse. Identica procedura andava poi ripetuta per "Filomena 3" e "Filomena 4", che sarebbero nate sempre con cadenza di 15 giorni. Dopo il terzo parto la madre, "Filomena 1", andava tolta dal liquido, lasciata seccare, e gelosamente custodita come la più preziosa delle reliquie.
Si può scontentare un amico? Certo che no, così accettai di (finto) buon grado l'alga portentosa... Vi dico subito che non ho mai creduto ai suoi poteri, ma avrei seguito le regole, sia perchè poi avrei dovuto darne conto al mio amico, e dire le bugie non mi è mai piaciuto, sia perchè ero curioso di assistere alla prima "riproduzione". Ho parlato al condizionale, perchè le cose andarono diversamente. Il fatto è che, una settimana dopo aver accolto Filomena in casa, mi sono trovato coinvolto in un incidente d'auto davvero da incubo.
Come interpretare questa cosa, relativamente all'alga-amuleto in oggetto? Mi aveva portato fortuna, visto che comunque ero sopravvissuto, oppure era da associare direttamente a quella disgrazia? Nel dubbio, e malgrado lo scetticismo, presi una decisione. Il giorno stesso, alla sera, travasai Filomena in una tazza ben più grande, e la salutai tirando lo scarico.
DOC
P.S.: Da successive ricerche scoprii che Filomena non era nemmeno un'alga, ma solo un prodotto batterico generato della fermentazione dello stesso tè zuccherato. La foto è tratta dal web, dove di questa vecchia e bizzarra superstizione persistono tenacemente alcune tracce.
Commenti
Io sarei per la terza ipotesi: la sfiga se ne frega di tutte le Filomene del mondo.
Anzi, potresti trarci anche un racconto horror... "La maledizione delle Filomene!"
:-)
Mi/ti auguro di tenere la corda razionale dove è necessario e lasciarci andare a un pizzico di follia (o crazytudine) dove e con chi possiamo permettercelo. Buona domenica sera e buona settimana. Un abbraccio.
@Vele - E' vero, poi magari ne farebbero un film: altro che Alien... :) Ciao, buona serata.
@Maruzza - Le tue attente analisi mi fanno sempre onore... Grazie per l'augurio, che ricambio insieme all'abbraccio.