Acrobazie a volo di pesce
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Illustrazione di Moebius |
A noi umani - sappiamo bene - non piace lasciare le cose come stanno. Fin dai tempi antichi, l'intelligenza che ci contraddistingue si esprime in una sfrenata rivisitazione del mondo che ci ospita. Per necessità innanzitutto (progettare case, strade, mezzi di trasporto e comunicazione, strumenti di lavoro, fino a satelliti e navi spaziali), ma non smettiamo neanche quando potremmo rilassarci: nelle pause dai "lavori socialmente utili", l'intelligenza meramente costruttiva (e nel suo effetto collaterale distruttiva) si abbandona all'immaginazione, intesa come libera fantasia. Nell'universo immaginato la nostra capacità di modellare o rimodellare le cose, ovvero la nostra creatività, può letteralmente spaziare all'infinito; per quanto ci sforziamo di evadere dalla realtà, tuttavia, anche l'astrazione ha i suoi bei limiti. Almeno due.
Il primo limite è facoltativo: lo si può cioè infrangere, ma nella preservazione del nostro benessere è fortemente sconsigliato oltrepassarlo. L'esercizio della fantasia è quanto di più liberatorio si possa sperimentare, e senza dubbio rappresenta la più grandiosa delle abilità mentali note, subito dopo il pensiero; bisogna però evitare di abusarne, e soprattutto fare attenzione a mantenere sempre viva la fiamma di ciò che siamo, perché senza la luce del raziocinio si rischia di scivolare nell'oscurità del subconscio, infestata dall'angoscia e dal peso stesso dell'esistenza. Come bene evidenziò il pittore spagnolo Francisco Goya con il suo opprimente dipinto (acquaforte) del 1797, "Il sonno della ragione genera mostri".

«La fantasia priva della ragione - spiega lo stesso Goya - genera impossibili mostri: unita alla ragione è madre delle arti e origine di meraviglie». Anche quando diamo libero sfogo all'immaginazione, quindi, della realtà dobbiamo continuare a mantenere consapevolezza; anzi, una volta declassata (o elevata) al ruolo di risorsa ispiratrice, sarà proprio questa a condurci nello sconfinato regno dell'assurdo. Ed eccoci arrivati alla seconda condizione a cui è soggetta la fantasia, limite questa volta invalicabile, e strettamente legato a una legge già formulata due millenni fa dal poeta e filosofo romano Lucrezio: Ex nihilo nihil fit, ovvero "Dal nulla non viene nulla". Non c'è fantasticheria che non affondi le sue radici nella realtà. Topolino, ad esempio, non esiste; ma i suoi "genitori" - il concetto di roditore e di essere umano che la fervida mente di Walt Disney sfruttò per la sua creatura - abitano nella realtà. Così come vi abitano il leone, la capra ed il serpente che ritroviamo assemblati nel mostro mitologico della chimera (vocabolo che viene utilizzato anche in senso più ampio e figurato proprio a indicare un'utopia).
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La Chimera di Arezzo è un bronzo etrusco, probabilmente opera di un'équipe di artigiani attiva in Toscana nella zona di Arezzo, dove fu rinvenuta il 15 novembre 1553. È conservata presso il Museo archeologico nazionale di Firenze. Nel breve spot che segue la possiamo ammirare esposta eccezionalmente a Palazzo Vecchio, in occasione del G7 della Cultura (Marzo-Aprile 2017), e collocata nella Sala Leone X, esattamente dove la volle esibire Cosimo I de’ Medici subito dopo il suo ritrovamento. |
E' buffo infine riscontrare come anche Madre Natura, espressione più diretta del concreto, a volte pare abbandonarsi alla fantasia, in una contraddizione che la vede disattendere le stesse ferree regole insite nella sua complessa struttura. Pensiamo ad esempio a una bizzarra commistione tra regno animale e vegetale: esistono alcune specie di orchidee, le cui forme e sfumature riprendono le fattezze di scimmie, insetti e uccelli. Bisogna ammettere tuttavia che si tratta di un accostamento un po' forzato; ma che dire allora del lombrico-lucertola (tale Bipes biporus), che anziché strisciare si muove su due zampe, all'occorrenza utili anche per scavarsi la tana? E come considerare - se non una vera sfida alla nostra letteratura fantastica - il pesce volante?
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Il pesce volante (Exocoetidae) è diffuso in tutti gli oceani ed è caratterizzato da pinne pettorali molto lunghe, che gli consentono di librarsi in volo per sfuggire ai suoi predatori. I voli sono brevi (è stato registrato un massimo di 45 secondi), ma ripetuti in serie possono coprire anche centinaia di metri. Un espediente davvero straordinario, che - sebbene gli consenta di non cadere nelle fauci dei pesci più grossi - lo mette a rischio del becco dei volatili, come ben documentato dal bellissimo video che segue. |
DOC
Commenti
Ps. Che bello rileggersi!
Anche se devo dire che tutte le forme artistiche che ha creato l'uomo fin dai tempi remoti , passati , presenti ci rendono un po meno bestie.
A volte mi chiedo cosa sarebbe la vita senza l'arte la musica , la scrittura.
A proposito quando andavo per mare con il mio amatissimo papà ho avuto la grande fortuna di vedere i pesci volanti , e che dire dei delfini che ti accompagnano nella navigazione ?
Chi non pensa almeno un momento della grande opportunità che abbiamo è una bestia, e non intendo quelle del ciclo naturale della vita ma quelle uscite dalla fantasia di artisti come Goya o altri artisti !!!
A proposito di artisti lo sai che a metà novembre andrò a Padova a sentire il mio amato Nick Cave ? Non vedo l'ora !!!
Scusa il mio lungometraggio scittografico ma ormai mi conosci !!!
Cosmoabbracci Mitico !!!
Prendendo a prestito i saluti di Pippi, cosmoabbracci, ci porti in tutti i mondi possibili.
A mio avviso, il tuo blog meriterebbe un premio per il modo in cui scrivi e per la tua fervida creatività. Buon tutto.