Adrian e Gladys

«Un super rocket, due pumpkin e tre miss fruit, grazie».
«Bene signore».
Gladys portò ai clienti del tavolo 12 i panini e i succhi che avevano ordinato, quindi andò sul retro a togliersi il grembiule. Il suo turno per quella notte era finito, e lei, stanca ma soddisfatta, salutò i colleghi con un sorriso.
Il Saladream, innovativa paninoteca vegetariana, l'aveva assunta dieci anni prima come cameriera. L'attività funzionava anche troppo bene, i tavoli erano sempre pieni di bella gente, e per l'orario prolungato (chiudeva solo tre ore dopo pranzo) poteva contare sui turni dei dipendenti come Gladys.
44 anni, magra, capelli corti per comodità, attaccava alle dieci della sera, affiancata nelle sue mansioni da due ragazzi che come lei ricevevano il cambio alle tre del mattino. Una volta fuori, montò sulla sua monovolume e venti minuti dopo era sotto la doccia. Quindi un veloce cambio d'abito, un pasto frugale proveniente dal Saladream, e rieccola mettere in moto l'auto. Raggiunto il parcheggio riservato nei sotterranei della Rolenz, piccola azienda produttrice di orologi, si raccolse i capelli con un fermaglio e aprì la porta di metallo di uno stanzino da cui estrasse una tuta, dei guanti gialli e il carrello dei detersivi e spazzoloni. Erano le cinque e cinque. Alle sei il parcheggio e l'androne dello stabile erano puliti. Alle sette anche il capannone dove lavoravano gli operai, e un'ora dopo, quando aprirono i cancelli, aveva finito di lustrare anche l'ultimo degli uffici. Grazie alla fatica di Gladys, alle otto e trenta quei locali lindi e profumati erano pronti ad accogliere i tecnici che vi lavoravano.
Tra questi Adrian, impiegato nel laboratorio dei test. Single di mezza età, era inquadrato in un livello contrattuale che gli stava stretto, perchè con la laurea conseguita avrebbe aspirato a ben altro, anche economicamente parlando. Ma una crisi del lavoro lo aveva confinato nell'unica opportunità che gli si era presentata, e lui l'aveva colta confidando in un futuro salto di carriera. Il suo compito era quello di testare, attraverso l'utilizzo di appositi macchinari, decine di orologi che ogni giorno gli passavano tra le mani: i complicati meccanismi venivano stressati a diverse temperature, pressioni atmosferiche, sostanze corrosive, urti e quant'altro potesse garantire che non venissero distribuiti apparecchi difettosi. Un lavoro interessante, ma come tutti i lavori di alta concentrazione e ripetitività di operazioni, richiedeva un dispendio di energie non indifferente. Malgrado ciò, quando poteva, Adrian si spingeva oltre il suo orario ordinario, trattenendosi anche un paio d'ore in più per arrotondare lo stipendio.
Non era il caso di quel giorno: il 5 di ogni mese era costretto a staccare regolarmente per via di una ricorrenza, un impegno a cui ottemperava scrupolosamente da circa dieci anni. Dopo aver riposto il soprabito bianco e timbrato il cartellino, scese nel garage e montò sulla sua auto. Attraversò la grande città da un capo all'altro, giungendo ad un complesso di case popolari all'estrema periferia. Si avvicinò al portone, prese una busta dalla tasca interna della giacca e la infilò in una cassetta postale. Sullo sportellino una targhetta sgualcita riportava il cognome "Flores". Risalì sull'auto e si diresse verso casa guidando lentamente, perchè era molto stanco. La spossatezza quel giorno ebbe la meglio anche sull'appetito: non desiderava altro che andare a dormire, così nell'intimità del suo appartamento snodò la cravatta, si tolse gli abiti e slacciò la fascia che le avvolgeva il petto, guardando allo specchio un seno appena accennato con una lunga cicatrice proprio al centro. Si diede una rinfrescata e andò letto.
Il mattino seguente Marion, la vedova Flores, uscì a ritirare la posta dalla cassetta. Il compianto marito, avendo acconsentito alla donazione degli organi, aveva regalato inconsapevolmente il più prezioso a Gladys, che lo aveva accolto durante il delicato trapianto di cuore del 5 Gennaio di dieci anni addietro, ovvero lo stesso giorno della dipartita del signor Flores. Una volta guarita era riuscita a risalire al nome del suo salvatore, e da allora aveva teso ogni suo sforzo per rendergliene profonda riconoscenza, prendendosi cura della persona che lo aveva amato in vita. Ma per fare ciò, i proventi del lavoro al Saladream non le sarebbero bastati. Allora prese a fare anche le pulizie, ma non era ancora sufficiente. Quando seppe che alla Rolenz cercavano un tecnico, decise di sdoppiarsi in Adrian pur di ottenere quel posto.
Tornando a Marion, non saprà mai perchè ogni mese trova nella sua posta una busta contenente mille dollari e un bigliettino che puntualmente recita: «Con tutto il mio cuore».
DOC
Commenti
Io mi sono stancata solo solo a pensarci...
Un bel racconto. Intrigante l'idea di questa creatura quasi androgina. Chissà come le è venuto in mente il ristorante vegetariano...Lei ha una fervida fantasia, dr. Peter, che incanta il/la leggente!
O almeno, questa è l'interpretazione che ne darebbe uno gnomo... ma forse il bello di questi racconti è che hanno più chiavi di lettura.
@Gnomo - Il potere che hai avuto nel cogliere una morale alternativa così poetica mi fa capire quanto tu sia magico, degno della tua creatrice. Porta i miei omaggi a Vele, e grazie mille ad entrambi.